Comunicato dei familiari delle vittime: non in nostro nome!

13 ottobre 2010 1 commento

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5 Maggio 1972. Montagnalonga: un’altra strage dai capelli bianchi? [1]

23 dicembre 2006 8 commenti

Una specie di introduzione.

[Leggi anche il comunicato: "Su Montagna Longa nessun progetto politico"]

Un dossier che compone la storia con: L'ipotesi di un attentato subito respinta negli anni cruciali della strategia della tensione. Il rapporto del vice questore di Trapani Giuseppe Peri. Dati sulla strategia della tensione in Sicilia. Le Indagini di Giovanni Spampinato. La sua corrispondenza con la giornalista de "L'Ora" Angela Fais. Maria Eleonora Fais. Una vita alla ricerca della verità.  
– di Nicola Monterosso    

 

E' il 1972. Un anno difficile da dimenticare. Un aeromobile DC 8 dell'Alitalia, il volo AZ 112 Roma – Palermo si schianta sul costone della Montagnalonga, fra Cinisi e Carini, a circa 5 miglia nautiche a Sud dell'aeroporto di Punta Raisi. Muoiono 115 persone lasciando 98 orfani e 50 vedove. Tra le vittime i corpi di un giudice, di due giornalisti, di un paio di militari e di qualcuno che si pensò fosse dei servizi segreti. Qualche altro non fu mai identificato. Molti di loro tornavano a casa per votare. Era l'ultima sera di campagna elettorale. Rimarrà negli archivi della memoria come la più grave tragedia nella storia dell'aviazione civile italiana.

A guidare l'aereo ci sono piloti di lunga e provata esperienza di volo. Roberto Bartoli e Bruno Dini. Con loro il motorista Gioacchino Di Fiore, anch'egli con il brevetto di 3° grado che lo aveva abilitato al pilotaggio di grossi aerei.

L'aeromobile, con a bordo 108 passeggeri e 7 membri dell'equipaggio, alle ore 21,46 decolla dalla pista di Fiumicino. Intorno alle ore 22,25 è sulla verticale dell'aeroporto palermitano a 5.000 piedi ed il bollettino meteorologico di Palermo Punta Raisi segna «calma di vento, visibilità 5 Km.».

La signora Eleonora Fais, che da trentaquattro anni, senza mai desistere, insegue la verità su quel disastro aereo, ricostruisce minuziosamente il tragico avvenimento e con esso la storia di un'inchiesta rimasta in superficie. In quell'aereo, insieme a tanta gente, perse la vita la giovane sorella Angela, segretaria di redazione de "L'Ora" che viaggiava col redattore politico de "L'Ora" Alberto Scandone.

Su Montagnalonga, dopo 3 processi e un'istanza di riesame, respinta nell'ottobre 2001 dal giudice di Catania Peroni Ronchet, se non si vuole prendere per buona la "verità" emersa nelle Aule di Giustizia, risultata a dir poco improbabile, non ci sono ancora verità e responsabilità.

L'8 maggio 1972, in una nota di agenzia della Reuter affiorò l'ipotesi della bomba, ma le indagini e le istruttorie che si susseguirono la scartarono del tutto.

Nonostante, all'indomani del grave evento, circolasse diffusamente in ambito giornalistico la notizia che si trattava di un atto stragísta e non di incidente di manovra – circostanza immediatamente riferita ai Fais da una loro antica amica di famiglia, anche lei giornalista collaboratrice de "L'Ora" -, calò un improvviso silenzio, seguito da affrettate e incalzanti smentite.

Le famiglie Fais e Salatiello e la moglie e i familiari di Bartoli, costituitisi parti civili, nell'immediatezza dei disastro, contro i responsabili aeroportúali dell'epoca, i funzionari dell'Alitalia, dei Ministeri della Difesa e dei Trasporti, costrinsero la magistratura catanese a chiamare in giudizio quest'ultimi, i quali furono in seguito tutti assolti.

L'ipotesi di una bomba a. bordo, subito scartata, fu invece raccolta dal rappresentante dei piloti Anpac nella prima commissione di indagine.

Il 27 giugno 1972, a 15 giomi dalla firma dei decreto di incarico dell'allora ministro Oscar Luigi Scalfaro, il colonnello Francesco Lino «che non aveva alcuna esperienza di volo» – puntualizza la Fais -, aveva già concluso per l'errore umano, nonostante il comandante Ferretti, membro della commissione d'inchiesta ministeriale, a nome dei piloti Anpac, avanzasse il sospetto di una esplosione nella carlinga.

La commissione, in base alle norme che regolano i rapporti tra Alitalia e Ministero dei Trasporti, avrebbe dovuto prevedere una composizione di 13 membri, di cui 3 appartenenti all'Anpac Ma il colonnello Lino la limitò a 11, escludendo, quindi, due piloti.

Sui piloti si rovesciarono accuse di inesperienza e tasso alcolico elevato. Sul Bartoli si riversarono accuse di distrazione, in particolare «evidenziatasi nel corso della giornata, a causa di annebbiamento cerebrale dovuto a droga o alcool». Versíone infamante, poi smontata dalla perizia dei prof. Ideale Dei Carpio. dirigente dell'Istituto di Medicina Legale di Palermo.

 

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Zona Grigia [2]

23 dicembre 2006 1 commento

Nella registrazione del nastro della torre di controllo si sente chiaro il dialogo fra il pilota Roberto Bartoli, il comandante, ed il sergente Rosario Terrano: «Sono a 5.000 piedi, dice il pilota, «Scendo virando sul mare, a destra, e atterro sulla pista 25 sinistra (sotto vento)». Prosegui la lettura…

Una Bomba a bordo? [3]

23 dicembre 2006 Nessun commento

Malgrado l'ipotesi della bomba affiorasse l'8 maggio, in una nota di Agenzia della Reuter e facesse il giro dei quotidiani italiani e siciliani, cominciò subito una veloce e singolare gara a smentire, nonostante l'assenza di verifliche. Le indagini e le istruttorie che si susseguirono la scartarono dei tutto. E questo malgrado alcuni viaggiatori confermassero l'aria di allarme che permaneva all'aeroporto di Fiumicino in prossimità dell'imbarco, con accurate perquisizioni alle persone ed ai bagagli. Prosegui la lettura…

La scatola nera [4]

23 dicembre 2006 3 commenti

La parte civile fece sua la linea di accusa contro il Ministero dei Trasporti e della Aviazione civile, Ministero della Difesa e Alitalia. Assieme all'associazione piloti ANPAC puntò il dito contro leggerezze, omissioni e volontà sospette di distorcere la verità dei fatti, chiedendo una perizia suppletiva sulla 'scatola nera». Non fu mai concessa. Il nastro non registrò niente di quello che accadde a bordo dopo l'annuncio di discesa dei comandante Roberto Bartoli. Questo elemento non fu preso in debita considerazione dagli inquirenti. Il nastro era stato cambiato dal tecnico di Fumicino, otto, dieci ore prima dell' incidente" ed è norma che si annotino nei registri dell'aeroporto, l'ora, la data e la firma dell'addetto al cambio. Prosegui la lettura…

Tracce di esplosivo? [5]

23 dicembre 2006 Nessun commento

– La borsa di Angela Fais non era bruciata e neanche i documenti personali (patente auto, passaporto, tesserino del giornale, tessera di partito, tessera di associazioni culturali ed ambientaliste). Era di pelle e aveva la cerniera scardinata come se avesse subito lo spostamento d'aria provocato da una esplosione.

– Le pillole Optalidon erano sfarinate. Le penne biro Bic apparivano come frantumate a colpi di martello su una incudine. 

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Il rapporto Peri [6]

23 dicembre 2006 Nessun commento

L'ipotesi dell'attentato è avvalorata dal rapporto del vicequestore Giuseppe Peri, per sedici anni dirigente della Squadra di Polizia Giudiziaria di Trapani. Con questo rapporto Peri firma in data 22 agosto 1977 una proposta di denuncia a carico di 32 persone, capeggiate dal noto fascista Pierluigi Concutelli, che in combutta con la mafia avevano organizzato 4 sequestri di persona verificatisi fra gennaio e settembre 1975. Fu ad Alcamo, in un terroitorio dove più forte è (era alla data di redazione del sossier ndr) la presenza mafiosa, che Peri si occupò dei quattro clamorosi sequestri. Prosegui la lettura…

Strategia della tensione in Sicilia. Giovanni Spampinato, un giornalista che indagava. La sua corrispondenza con Angela Fais. [7]

23 dicembre 2006 Nessun commento

Peri non sa che in quell'aereo nel '72 viaggiava una giornalista de "L'Ora", Angela Fais, la cui esistenza , prima di morire, si sarebbe incrociata con quella di un altro giornalista de "L'Ora", Giovanni Spampinato. Entrambi guardavano con preoccupazione l'evolversi della strategia della tensione, delle trame fasciste e la presenza di strateghi dell'eversione nera in terra di Sicilia. Spampinato morirà per mano fascista proprio mentre indagava sul neofascismo e intorno a un delitto avvenuto in quel contesto. Sarà assassinato il 27 ottobre 1972 da Roberto Campria, figlio di un alto magistrato, fortemente sospettato di essere coinvolto nell'omicidio di un antiquario, il play boy missino Angelo Tumino.

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Trame, stragi, coperture e depistaggi [8]

23 dicembre 2006 Nessun commento

Chi erano e come operavano gli uomini preposti a vigilare su quella "sicurezza interna del Paese" dalla quale non sono esclusi i cieli d'Italia?

E' oramai noto come il nazista Delle Chiaie intratteneva i suoi rapporti più alti con colui che nel 1972, anno della strage di MontagnaLonga, era alla guida dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno: Federico Umberto D'Amato. D'Amato, morto l'1 agosto 1996, è tornato alla ribalta alla fine di quello stesso anno con il ritrovamento in una palazzina sulla via Appia, alla periferia di Roma, di circa 150 mila fascicoli non catalogati (e forse già depurati dei documenti più compromettenti).

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Rapporto Segreto [di Roberto Chiodi – da L’Europeo del 21 ottobre 1977]

23 dicembre 2006 Nessun commento

Dopo anni di indagini, il vicequestore di Trapani ricostruisce in un documento i rapporti fra mafia, sequestri e fascisti. Un'ipotesi: la sciagura aerea della Montagna Longa fu causata da una bomba.

Trapani, ottobre

    I legami tra neofascismo, mafia e delinquenza per lui sono una certezza. Lo ha scritto chiaramente in un rapporto di 33 pagine che ha inviato a otto procuratori. Giuseppe Peri, 50 anni, vicequestore a Trapani, è convinto di avere trovato il bandolo della matassa: omicidi, stragi e rapimenti sono legati da un solo filo, quello nero dell'eversione. L'uccisione di quattro magistrati; il disastro aereo della Montagna Longa vicino Palermo; quattro sequestri di persona; una serie impressionante di delitti nella Sicilia Occidentale; tutti fanno capo a una sola trama, con l'obiettivo di incutere allarme nell'opinione pubblica, screditare l'autorità dello Stato, approfittare del caos per imporre la propria scellerata ideologia. Non a caso molti di questi crimini sono stati compiuti nell'imminenza delle elezioni, con l'appoggio di certa mafia che ha tutto da guadagnare dal vuoto di potere. 

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