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La scatola nera [4]

23 dicembre 2006

La parte civile fece sua la linea di accusa contro il Ministero dei Trasporti e della Aviazione civile, Ministero della Difesa e Alitalia. Assieme all'associazione piloti ANPAC puntò il dito contro leggerezze, omissioni e volontà sospette di distorcere la verità dei fatti, chiedendo una perizia suppletiva sulla 'scatola nera». Non fu mai concessa. Il nastro non registrò niente di quello che accadde a bordo dopo l'annuncio di discesa dei comandante Roberto Bartoli. Questo elemento non fu preso in debita considerazione dagli inquirenti. Il nastro era stato cambiato dal tecnico di Fumicino, otto, dieci ore prima dell' incidente" ed è norma che si annotino nei registri dell'aeroporto, l'ora, la data e la firma dell'addetto al cambio.

Quei nastro era un mistero e conduceva a formulare le ipotesi di una situazione particolare determinatasi all'interno della cabina di pilotaggio per l'intervento di persone estranee oppure di un'avaria improvvisa o di qualcosa che avrebbe potuto interrompere i contatti radio con la torre di controllo.

Ancora, dopo trentaquattro anni, nel rappresentare le verità ufficiali, si tralasciano punti oscuri e fatti rilevanti.

Il 7 maggio 2002, a distanza di trent'anni, il P.M. Aldo Rizzo e il sig. Salvatore Di Tommaso rilasciano un'intervista al giornalista Enrico Bellavia per "La Repubblica», nella quale sostengono la tesi dell'errore dei piloti. «Senza dati scientifici precisi»   protesta la Fais  , «affidandosi al parere dell'allora capitano Giuseppe Russo, che di aeromobili non aveva alcuna cognizione e al P.M. Domenico Signorino che aveva competenze esclusivamente giuridiche e nessuna esperienza peritale inerente a incidenti aerei. Mentre viene aprioristicamente ignorata la perizia richiesta dai piloti Anpac e respinta». E aggiunge:

"Sappiamo, tra l'altro, che all'Università di Palermo, l'esperienza dei suindicati periti si forgiò sui motori di un bimotore anfibio in demolizione, il FERCIAILD, che fu donato fra il 1967 e il 1968. Questo fa tirare delle amare conclusioni in ordine al modo in cui fu condotta l'inchiesta in questa terribile strage".

I piloti Bartoli, Dini ed il motorista Gioacchino Di Fiore, sulla rotta di avvicinamento all'aeroporto di Punta Raisi, avevano ed usarono:

– segnali di VOR per la radiale;

– segnali dello NDP PAL;

– segnali DMEPAL per la distanza del radiofaro;

– indicazioni del radar di bordo.

Avevano, quindi, la possibilità di individuare la verticale dell'aeroporto, senza utilizzare il radiofare PRS inattendibile, non funzionante da molti mesi, a causa dei lavori di ristrutturazione da parte dell'Assessorato dei Lavori Pubblici della Regione Sicilia, degli impianti radioelettrici, la cui manutenzione era dovuta al Ministero della Difesa. 

Questi particolari emersero dalla perizia prodotta dai professori Renato Vannutelli, Antonino La Rosa e dal Comandante Francesco barchitta, incaricato dal dott. Sebastiano Cacciatore, Giudice Istruttore del Tribunale di Catania, che giunsero anche loro alle conclusioni di un errore del pilota, ingannato dallo spostamento del radiofaro su Monte Gradara, che ne agganciò la frequenza 329,5 K//S e ritenne di trovarsi sulla verticale di Punta Raisi. 

Il faro era stato istallato da poco senza cambiarne la frequenza ma il Bartoli aveva già realizzato atterraggi a Palermo dopo lo spostamento del radiofaro e ne era, quindi, a conoscenza.

Questa tesi porterebbe a sostenere che il DC 8, sulla verticale del radiofaro di Monte Gradara, virando a destra, credendo di essere sul mare, per 180°, non aveva altre possibilità che impattare su MontagnaLonga.

I dubbi suscitati dal comportamento complessivo dei testimoni e degli inquirenti, spinsero la signora Eleonora Fais a studiare le perizie (complessivamente 4), le requisitorie e diventare esperta per arrivare alle possibili cause del tremendo disastro.

Nel 1982 furono assolti il direttore dell'aeroporto e i due tecnici dell'Ente per l'aviazione civile. Rimasero quali parti civili la famiglia Fais per Angela e la famiglia Elisabetta Salatiello, figlia dell'ingegnere Keller. Le parti civili, nel corso del processo, non ebbero alcuna possibilità di esprimersi. Furono costantemente interrotte e zittite e per tale ragione si ritirarono platealmente senza aspettare i giudizi di 2° e 3° grado, per protestare contro una giustizia "blindata" che non mirava alla verità.

I piloti dell'ANPAC effettuarono più ricognizioni sullo stesso percorso, con lo stesso tipo di vettore DC 8, partendo dalla stessa altitudine di 5.000 piedi su monte Gradara, muovendosi con una velocità di discesa di circa 250 – 300 Km/h. Dalle prove ingegneristico – peritali risultò che l'angolazione con cui si posizionarono i rottami rispetto al punto d'impatto non era rispondente alla risultante che sarebbe dovuta emergere dalla massa di forze scatenatesi.

L'ANPAC, a seguito di queste prove, respinse immediatamente la concausa del "radiofaro di Monte Gradara" ivi dislocato, con "frequenza errata". Le parti civili rimaste si convinsero sempre di più del carattere doloso di quella strage, grazie anche ad alcune testimonianze di persone che quella notte si trovavano nelle vicinanze:

– Due poliziotti che percorrevano l'autostrada videro passare l'aereo DC 8 sopra di loro, abbastanza basso da ricordarsene e il rumore dei motori era anomalo. Questo particolare era stato riferito dal sergente Terrano al collega romano, qualche minuto dopo le 22,30.

– Una donna al balcone dalla sua casa a Cinisi, lo vide dirigersi verso il costone, già in fiamme e con un rumore assordante.

– Un pilota aereo di linea, atterrato qualche ora prima a Punta Raisi, da un bar di Cinisi, sentendo un rumore di motori in avaria si precipitò fuori, nel viale principale del paese, in tempo per vedere il DC 8 in fiamme che si dirigeva verso la montagna. Seppe poche ore dopo che era il DC 8 del collega Roberto Bartoli.

In quell'aereo insieme a 114 persone c'era Angela Fais, giovane segretaria di redazione de "L'Ora" e di "Paese Sera", ma già prossima al giornalismo professionista, avendo ultimato il praticantato ed in attesa di esami. Aveva 27 anni. Il suo corpo fu trovato sul monte dal giornalista Francesco La Licata attualmente redattore del Giornale "La Stampa" (alla data di scrittura del dossier ndr).

 

  1. Roberto Di Gleria
    23 aprile 2007 a 3:34 | #1

    Come cittadino qualsiasi sono rimasto allibito dalla notizia che non ho mai conosciuto prima d’ora. Voglio esprimere la mia soliderarietà a tutti i familiari delle vittime e mi permetto di suggerirvi di porre qualche domanda a l’ex Presidente Cossiga ed all’attuale Presidente Napolitano, magari a distanza di tanti anni chi sa può parlare ( e mi viene da pensare che entrambi possano fare/sapere qualcosa).
    Vogliate gradire i miei più distinti saluti.

  2. antonio
    25 gennaio 2007 a 0:33 | #2

    Non so come dopo tanto tempo ancora non sia venuta fuori la verità…….? Io so soltanto che ho perso mio padre su quel maledetto aereo…..ed insieme a lui ho perso parte della mia infanzia di figlio……oggi io ed i miei fratelli paghiamo la mancanza dell’amore ed insegnamenti che avrebbe potuto darci……Papà ti voglio bene…..

  3. Luciano
    26 dicembre 2006 a 20:31 | #3

    Da quello che ho letto, nella relazione fatta nel 1972/73, il CVR (il registratore di bordo delle voci dei piloti) era guasto da circa 7 ore, prima dell’impatto.

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