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Il bandito Giuliano e la X Mas erano addestrati dalla Cia [di Salvatore Giannella – L’Europeo 2007 n.1]

8 maggio 2006

IL BANDITO GIULIANO E LA X MAS ERANO ADDESTRATI DALLA CIA

di Salvatore Giannella – L’Europeo 2007 n. 1

Portella della Ginestra primo atto dello stragismo in Italia? Dagli archivi dei servizi segreti americani, inglesi e italiani la conferma del ruolo dell’Oss (poi Cia) nell’Italia dal 1944. Obiettivo: mettere fuorilegge i comunisti, e creare una situazione di instabilità

 

La banda Giuliano era collegata con i militi della X Mas di Junio Valerio Borghese che operavano clandestinamente in Sicilia e in Italia: A Turiddu, sabotatore neofascista, arrivavano soldi e armi dall’America, grazie all’aiuto dell’Oss (il servizio segreto “padre” della Cia). E la strage di Portella della Ginestra, di cui il 1° maggio ricorre il 60° anniversario, va vista come “la madre di tutte le stragi”, quella che svela la formula ricorrente nelle vicende più sanguinarie del nostro Paese. C’è questo e altro nella marea di documenti raccolti dallo storico siciliano Giuseppe Casarrubea e dal ricercatore Mario J. Cereghino con il coordinamento di una storico di razza quale è Nicola Tranfaglia. In una casa liberty nel centro di Partini9co sta nascendo un archivio unico in Italia: riguarda la storia segreta della Sicilia e dell’Italia del dopoguerra. E’ una storia che nessuno ha narrato nei dettagli più nascosti, anche perché queste carte (consultabili da tutti a partire dal prossimo autunno quando l’archivio sarà pubblico) fino a pochi anni fa, in certi casi fino al 2006, erano sigillate negli scaffali dei servizi segreti americani, inglesi, italiani e sloveni. Al centro delle manovre occulte c’è lui, James Jesus Angleton, super-spia, prima a Roma e poi a Washington, dall’eloquente nome in codice:Artefice. E’ stato chiamato in mille modi: “Coldwarrior”, combattente della guerra fredda. Il super-falco. Anche “no Knock”, colui che non bussa alla Casa Bianca perché autorizzato a incontrare il presidente degli Stati Uniti a qualunque ora. Oppure “the ghost”, il fantasma, perché c’è anche quando non c’è”. Ma l’appellativo assegnatogli dal libro in uscita di Casarrubea e Cereghino Tango connection (Bompiani) non s’era mai sentito prima d’ora: “Mente eversiva numero 1 nell’Italia degli anni 1944-1947”. “Il nostro appellativo deriva dallo studio di migliaia di documenti degli archivi dell’intelligence di Washington e Londra, Roma e Lubiana”, dicono gli autori del libro. Angleton ha appena 27 anni quando assume l’incarico di capo dell’X-2, l’ufficio in Italia per il controspionaggio dell’Oss. E’ lui, l’Artefice, che mira a fare della giovane repubblica italiana, nel 1947, e in accordo con la dottrina Truman che scatena la guerra fredda tra Usaa e Urss, una “democrazia autoritaria” con il Pci fuorilegge. E’ lui a dirigere a Roma, a metà 1945, l’Oso, l’Office of Special Operations, una struttura più segreta del suo X-2 (tuttora i paragrafi che riguardano l’Oso sull’Italia di quegli anni, nel Nara, l’archivio statunitense al College Park, Maryland, sono oscurati perché coperti dal segreto di Stato). E’ sempre lui, Angleton, l’Artefice del salvataggio di Borghese (Milano, 10 maggio 1945).  Traveste Borghese da ufficiale americano e, a bordo di una jeep su cui sale anche Federico Amato (capo dell’Ufficio affari riservati del ministro dell’Interno dall’estate 1944, diventerà più popolare in seguito some esperto gastronomo dell’Espresso), lo porta a Roma per poi coinvolgere il “principe nero” e i suoi militi nella guerra contro le sinistre di Togliatti e Nenni. E’ sempre lui l’Artefice di una rete di agenti insospettabili, come il giornalista Mike Stern, brillante nello scrivere ma anche nello spiare per il Cic (controspionaggio dell’esercito statunitense) con il quale Salvatore Giuliano avrà incontri e misteriosi rapporti dal 1946. E’ a Stern che Turiddu, nel 1947, chiede rifornimenti di soldi e armi che arriveranno in massa dall’autunno del ’46, data in cui l’attività eversiva anticomunista riceve “luce verde” da Washington. “I gruppi monarchici hanno ricevuto dall’America del Nord ingentissime somme ed armi di ogni specie”. Non si tratta solo di gruppi monarchici:a quella data, 9 ottobre ’46, la fusione tra monarchici e fascisti è cosa fatta. Così, oltre alle armi, ai cospiratori e agli “squadroni della morte” neofascisti, arrivano milioni di dollari dall’Internazionale Nera che passano tramite banche amiche. In Italia è la Banca dell’Agricoltura a finanziare le bande fasciste: “Si è tenuto un incontro dei direttori della Banca dell’Agricoltura per discutere l’ammontare del supporto finanziario che dovrebbe essere dato al movimento militare qualunquista monarchico” (documento dell’MI5 inglese, 5 agosto 1947). E ad Angleton che fanno capo agenti speciali come il capitano della Marina Carlo Resio, uno dei passeggeri della jeep salva-Borghese, che dal 1946 frequenta l’aristocrazia nera romana, ufficiali infedeli, monarchici e boss neofascisti e mafiosi. E’ lui, sempre Angleton, l’Artefice della struttura gerarchica piramidale dei nuovi servizi segreti alleati a Roma, nel quartier generale di via Sicilia 59, che lo vede collocato al piano superiore. E’ ancora lui, Angleton, che tramite agenti italo-americani come Gorge Zappalà, Victor Barret, Raymond Rocca, Charles Siragusa e il capitano Philip J. Corso, organizza i clandestini fascisti armati (Fasci d’azione rivoluzionaria di Pino Romualdi, Squadre armate Mussolini, Esercito clandestino anticomunista). La sua azione sfocerà in iniziative violente (Portella in primis), che funzionano da innesco alla controffensiva anticomunista. Attenzione al capitano Corso: è il braccio destro di Angleton a Roma, è responsabile di Borghese prigioniero e, contemporaneamente, secondo documenti inglesi desecretati nel 2006, coinvolto nei complotti neofascisti, Si riunisce a Roma con i capi del clandestinismo nero  ma anche con componenti del secondo governo De Gasperi, come Angelo Corsi, sottosegretario all’Interno; Leone Santoro dello stesso ministero e Luigi Ferrari, capo della polizia.

Se Angleton  emerge da questi documenti come l’eminenza grigia del complotto anticomunista, altrettante sorprese riguardano invece Salvatore Giuliano. Che non è un bandito romantico, come hanno voluto far credere amanti (come la giornalista svedese Maria Cyliacus) e storici come Erich Hobsbawm. Né rappresenta la ribellione sociale contro l’ingiustizia dello Stato. Anzi. Dello Stato diventa uno dei tanti lati occulti. Un terrorista. Prima per Salò, poi per chi nella Repubblica nata il 2 giugno 1946, rema contro ogni aspirazione democratica degli italiani. Si maschera sotto le vesti di separatista, monarchico, qualunquista, antibolscevico. Ma sempre in nome del denaro. E’ una tragedia della storia italiana degli anni Quaranta che provoca una scia interminabile di lutti. Non solo in Sicilia, non solo in quegli anni. I Falconi del controspionaggio di Angleton  conservati nel Maryland ci raccontano la parabola degli americani da liberatori a cospiratori e la spudorata impunità di cui godettero i nazifascismi nell’instaurare uno Stato parallelo in Italia, che mirava ad annientare le forze democratiche vittoriose nella guerra di Liberazione. Quelle carte raccontano le pagine iniziali del romanzo criminale che ha insanguinato l’Italia nel nome della Guerra Fredda (1947-1991 e oltre).

Appennino pistoiese, marzo 1945. Due giovani in abitati borghesi s’arrampicano tra i boschi per passare la Linea gotica. I due (Pasquale Sidari, calabrese e Giovanni Tarroni di Ferrara) sono, all’apparenza, innocui agenti teatrali. In realtà sono militi della X Mas che cercano di ricongiungersi ai loro capi di Salò. Sono “pizzicati” da una pattuglia americana. Grazie alle loro confessioni, gli americani scoprono di aver catturato due spie che da mesi tengono i collegamenti tra gli agenti di Salò al Sud (le “uova di drago” volute nel Paese da Alessandro Pavolini affinché un giorno il fascismo possa tornare a germogliare) e la centrale dello spionaggio nazista a Verona. Si giunge così all’arresto di 40 spie fasciste tra Napoli e Palermo. In Sicilia finisce nella rete anche un commando della X Mas di Borghese che opera clandestinamente a Partinico dal luglio 1944, in collegamento con la banda Giuliano. Vi fanno parte il milanese Dante Magistrelli, che è il capo, e i fratelli Giuseppe e Giovanni Console. Sidari confessa: “In Sicilia opera una banda bene armata capeggiata da Giuliani”. La banda è quella di Giuliano, che si firma anche Giuliani (lo prova l’autografo rilasciato al giornalista Igor Man, che nel 1945 scriveva per il Crimen), ammettendo di avere alle sue dipendenze una banda con un tariffario preciso: “Ogni milite arruolato percepisce 50mila lire all’ingaggio e 6milalire come salario mensile”. Una cifra per l’epoca spropositata. In Sicilia con mille lire ci si comprava una casa di una cinquantina di metri quadrati. Il mare di denaro per pagare i singoli adepti delle bande neofasciste operanti in Italia arriva dall’Inernazionale Nera, capeggiata da Otto Skorzeny e Martin Bormann con il frutto marcio dei saccheggi nazisti trasferito in America Latina. Obiettivo dichiarato dei nazifascisti: “La distruzione del sistema democratico in tutto il globo e l’imposizione di governi forti e autoritari”. Nei piani dell’organizzazione, Juan Peron e l’Argentina assumono un ruolo chiave, grazie anche ai soldi di potenti finanzieri internazionali (“il giro di affari si aggira attorno a un miliardo di dollari” scrive la Cia in un documento del 1953, da poco desecretato). L’Italia nel dopoguerra è, per i neri, il Paese “a rischio di democrazia” numero 1, qui la sinistra può andare al potere vincendo le vicine elezioni politiche: cosa che in parte avviene già il 2 giugno ’46 con la vittoria della repubblica sulla monarchia (per i neofascisti più esaltati repubblica significa comunismo). Dei sussidi dati dalla Banca dell’Agricoltura (garanti sono l’avvocato Carlo Jurghens, presidente della banca, e il condirettore conte Armenise) si è detto. Il 13 agosto 1947 l’MI5 inglese segnala che “Il movimento anticomunista riceve 10 milioni di lire al mese dalla Confederazione degli industriali dell’Italia del Nord. Aggiunge che “le autorità americane sono costantemente informate sugli sviluppi”. Torino diventa lo snodo nazionale per l’organizzazione dell’eversione nera in Italia e il suo finanziamento.

 

Destinatari: “Bande armate che funzionino segretamente … che esercitino in tutto il Paese il brigantaggio, che si mescolino alle manifestazioni popolari per suscitare torbidi. Ma soprattutto mimetizzati, penetrare nei partiti antifascisti e introdurvi fascisti a valanga, propugnare le tesi più spudoratamente radicali e il più insano rivoluzionarismo, sabotare e screditare l’opera del governo e soffiare a più non posso sul malcontento inevitabile. Così, seminando sciagure su sciagure, suscitare il rimpianto del fascismo e, al momento opportuno, riacciuffare il potere” (documento di grande attualità rintracciato dallo storico Aldo Giannuli nell’Archivio centrale dello Stato, Rapporto Gamba, fondo Polizia militare di sicurezza, busta n. 2). A Torino si concentrano all’inizio del 1947 personaggi inquietanti come Giuseppe Cambareri, legato ai servizi segreti di Peron, massone, capo del Fronte antibolscevico italiano, movimento che mira “a un colpo di Stato incoraggiato e finanziato dall’Argentina” (carte Sis, 13 agosto 1947); un mese dopo la stessa fonte segnala che, in vista del golpe, “Cambareri ha comunicato la lista del futuro governo, accolta con compiacimento dalle alte autorità americane”. All’inizio del ’47 tra Palermo e Torino fanno la spola il principe Giovanni Francesco Alliata di Montereale  e Tommaso Leone Marchesano (i due indicati da Gaspare Pisciotta nel processo di Viterbo come mandanti della strage di Portella) e Selene Corbellini, spia della banda nazifascista Koch di Salò e coordinatrice dei neri al Sud, “in contatto a Palermo con la banda Giuliano”: Ma è Giuliano a essere indicato dal Sis a Torino: “Il bandito Giuliano è stato più volte segnalato per i suoi contatti con le formazioni clandestine di Roma. Il luoghe degli incontri coi capi del neofascismo: bar in via del Traforo angolo via Rasella. Vi parlammo dei suoi viaggi Roma-Torino.

Che il gruppo operante alla guida del Re di Montelepre sia collegato nel 1944-47 agli eversori neofascisti al Sud lo si ricava dai documenti del Sis e da quelli statunitensi dell’X-2. Nelle carte italiane prende corpo il progetto per annientare le forze democratiche della nuova Italia: il 27 novembre 1946 il Sis segnala che 9i capi neofascisti Carlo Scorza e Augusto Turati si trasferiscono a Roma, con il “comando generale del movimento fascista” e organizzano i quadri fascisti al Sud perché nel 1947 “in gennaio o febbraio dovrebbe scoppiare qualcosa di grosso”: A marzo lo stesso Sis segnala che il principe Spadafora, capo degli agrari al Sud, è stato a Roma per parlare con i rappresentanti del clandestinismo fascista, chiedendo di poter versare un milione di lire a condizione che si faccia in Sicilia “un lago di sangue”. Se ne incarica un criminale del Fronte antibolscevico, tale Mormoni, che prende contatti con Giuliano e la mafia. Il 20 aprile ’47 socialisti e comunisti ottengono la maggioranza relativa alle elezioni regionali in Sicilia. Il 30 aprile, a meno di 24 ore dalla strage di Portella, il boss della mafia siculo-americana Lucky Luciano viene accolto alla stazione ferroviaria di Palermo da sette uomini (ne parla Tommaso Besozzi su l’Europeo, 6 luglio 1947) Così lo scenario si realizza: il 1° maggio a Portella c’è l’agguato che causa 11 morti e tanti feriti. “Nuovi documenti medico-legali sconfessano la verità ufficiale di quella giornata, che non tenne conto della tecnica paramilitare dell’accerchiamento delle tremila persone in festa. E la funzione di Giuliano fu la stessa di Lee Oswald  nell’uccisione del presidente Kennedy: fu soltanto un parafulmine”, si dice convinto Casarrubea. Già l’8 maggio la mancata “insurrezione bolscevica”, che doveva essere la miccia alle polveri golpiste, inizia a sgretolare il fronte dei cospiratori. Insorgono contrasti tra Angleton e l’ambasciatore statunitense a Roma, James C.Dunn. Il progetto del falco Angleton fallisce proprio nel 1947. Non ha calcolato i caratteri dei protagonisti della politica italiana. A cominciare da Togliatti e da De Gasperi. Il primo non cade nelle trappole delle provocazioni eversive. Il secondo, intuendo i pericoli, si affretta a varare il suo quarto governo il 31 maggio ’47, togliendo terreno ai fautori di una insurrezione anticomunista. La linea dura di Angleton si rivela fallimentare. A fine anno lascia Roma per Washington. Ma la componente golpista non si arrende: il 22 giugno lancia nuovi assalti alle Camere del lavoro in Sicilia con altri morti (tra i quali il padre stesso di Casarrubea). Nel documento Sis del 25 giugno: “La banda Giuliano è da ritenersi fin dall’epoca delle nostre prime segnalazioni a completa disposizione delle formazioni nere. Negli ambienti Far si ammette che l’azione della banda Giuliano è in relazione con l’ordine testé impartito di “accelerare i tempi””. Accelerare i tempi, ma per quale obiettivo?

 

La situazione è così grave che il Sis, lo stesso 25 giugno, divulga al suo interno un altro rapporto agghiacciante:

“Il comando generale dei Far ha ordinato questa mattina di accelerare i tempi, nel senso di anticipare l’azione di piazza per la conquista del potere. L’Eca e le Sam procedono di pari passo. Se vi saranno moti armati, i Far vi parteciperanno per diventare movimento risolutivo della situazione. I Far continuano a controllare tutte le formazioni clandestine, anche l’Upa (Unione patriottica anticomunista) e il gruppo carabinieri, in seno ai quali alcuni elementi fidati lavorano sotto controllo agli effetti della realizzazione del colpo di Stato”. Ma le colombe del fronte eversivo si accontentano della mossa di De Gasperi che il 31 maggio espelle le sinistre dal nuovo governo. Inizia la “normalizzazione” dell’Italia  che coincide con l’eliminazione di Turiddu & C.. Saranno massacrati, in pochi anni e in circostanze mai chiarite, come nel caso di Giuliano e di Pisciotta. Una cinquantina di processi a banditi del clan Giuliano si estinguono in istruttoria per la morte precoce dei protagonisti. La fine dei primi squadroni della morte nell’Italia repubblicana coincide col declino irreversibile dei terroristi dei Far e della primigenia “Gladio”nera. Nel marzo 1948 Romualdi è arrestato. Inizia l’era della destra “costituzionale” del Msi di Giorgio Almirante. Al capitolo della strage di Portella, chiuso senza che ufficialmente si conoscano i mandanti, segue la strategia della confusione: affacciare tante ipotesi, sovrapporle alle tracce dei riscontri testimoniali, per poi alla fine confonderle e neutralizzarle, facendone un polverone. Ma la calma è apparente e non per molto. Con la nascita del centro-sinistra, nel 1963, torneranno a “tintinnar le sciabole” (Piano Solo). Nel 1969 il terrore ritorna con la strage nella Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Molano: nell’inchiesta del giudice Guido Salvini non sorprende che l’ordinovista pentito Carlo Digilio parli dei rapporti che suo padre, anch’egli agente americano, aveva avuto con Angleton: si, proprio l’Artefice.

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