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Le lettere di Giovanni Spampinato ad Angela Fais

11 dicembre 2006

17 novembre 2005

In due lettere inedite di Giovanni Spampinato, gli scenari della strategia della tensione nell'est siciliano e le possibili piste del delitto Tumino.

 

 

I lettori sanno che nella rilettura del caso Tumino-Spampinato si è volutamente scelto di percorrere una pista che si potrebbe definire minimalistica, al fine di poter pervenire il più presto possibile alla riapertura dell'istruttoria, sulla scorta di numerosi elementi emersi di recente, variamente evidenziati in questo sito: a partire comunque dal possibile ruolo di Roberto Campria nel delitto Tumino, che si palesa sempre più come il reale bandolo della matassa. Va detto senza remore che sulla pista Quintavalle-Delle Chiaie, su cui s'interrogava congruamente Giovanni Spampinato, non sono emersi fino a oggi elementi significativi, che possano essere utilizzabili nel quadro di una inchiesta giudiziaria coerente. Va riconosciuto d'altra parte che gli inquirenti del caso Tumino, il procuratore Francesco Puglisi e il sostituto Agostino Fera, se scelsero di non indagare fino in fondo sul figlio del presidente del tribunale, malgrado il sommarsi degli indizi, fecero quanto dovevano sulla possibile pista Quintavalle, con diversi interrogatori e addirittura con una perquisizione presso l'abitazione dell'ex repubblichino della Decima Mas. E le carte, oggi divenute accessibili, confermano che tali indagini non diedero alcun risultato. Ciò malgrado le due lettere del giornalista de "L'Ora", fino a oggi inedite, restano estremamente importanti per capire gli scenari foschi della Sicilia del tempo, in bilico fra squadrismo neofascista e malavita organizzata. I due documenti ci sono pervenuti, nel giugno 2005, dallo storico Giuseppe Casarrubea, accompagnate da una nota che viene pubblicata qui di seguito.

Carlo Ruta

 

Nota di Giuseppe Casarrubea

Caro Carlo, ti mando le due lettere promesse. Furono scritte da Giovanni Spampinato ad Angela Fais lo stesso anno in cui avvenne la nota sciagura aerea di Montagnalonga, nella quale trovarono la morte la stessa Fais, Ignazio Alcamo, Antonio Fontanelli, Cestmir Vicpaleck, ed altre 110 persone. Sappiamo poco di questa catastrofe aerea entrata troppo presto nel dimenticatoio. Qui basta aggiungere alcuni elementi non secondari: Giovanni muore sei mesi dopo quell’incidente, mentre era al culmine di una sua personale indagine sulle collusioni tra alcuni personaggi in vista del ragusano e il sottobosco eversivo. Angela e Giovanni erano, di fatto, a conoscenza, della stessa verità; entrambi seguivano la pista del neofascismo che in quegli anni aveva prodotto il tentato golpe Borghese con le immaginabili implicazioni internazionali con la Grecia dei colonnelli. La pista eversiva fu sottolineata giustamente dal vicequestore di Trapani, Giuseppe Peri, nel suo rapporto giudiziario (traffici illeciti, sequestri di persona, rapine a banche, ecc., necessari al mantenimento della struttura che si era già impiantata). Giuseppe Casarrubea

 

 

Le due lettere di Giovanni Spampinato

28 febbraio 1972 Ragusa

 

Cara Angela, ti do altri elementi su Quintavalle, elementi che ho raccolto stamattina. Sono convinto che vale la pena andare a fondo nella faccenda, perché il nostro uomo è pieno di contraddizioni, e se il suo passato è burrascoso, il suo presente è, quanto meno, poco limpido. Quello che ho scritto dall’inizio del caso Tumino (quando di Q. non si parlava) nella settimana passata, anche se frutto di illazioni, si è rivelato puntualmente esatto. Avevo scritto che dietro il caso Tumino, c’era qualcosa di molto grosso; e poi, parlando di Delle Chiaie e Quintavalle, ho messo in relazione la loro presenza con il delitto Tumino. Anche qui è venuta la conferma: Quintavalle è stato interrogato, e la sua abitazione ragusana perquisita. Ora lui si mostra preoccupato, e la moglie, poco prima che egli rientrasse a Roma mercoledì (è andato in macchina con uno scagnozzo di Cilia) gli ha telefonato che “c’erano altri guai sul giornale”. Ma andiamo con ordine. Si chiama Vittorio, a Roma abita in viale Carlo Felice, 6 (tel. 772807) e ha uno studio di pittore a Porta San Paolo. Qui è venuto poco prima di Natale, con la moglie e con il figlio Giuliao Cesare di 16 anni (quello del tentativo di infiltrazione tra gli anarchici). E’ un tipo molto alto, 1 metro e 90. Da Natale si è allontanato solo per brevi periodi per fare delle scappate a Roma. La moglie e il figlio sono rientrati ai primi di gennaio nella capitale. Dell’altro figlio di cui è stata segnalata la presenza ( un giovane di circa 25 anni coi baffi) non ha mai fatto cenno alla famiglia che ha frequentato assiduamente (persone conosciute casualmente e assolutamente insospettabili). Invece telefonavano, lui e la moglie, giornalmente ad un altro figlio, Gaetano di 21 anni, studente universitario. Ora questo Gaetano sarebbe stato operato di emorroidi, e questo giustificherebbe una sua assenza più lunga del previsto (una settimana. Dice anche di avere due figlie femmine. Sostiene di essere laureato in pedagogia e di avere insegnato disegno e pittura a Roma, Firenze e Tokio (sic!). Dice di essere maestro di karatè. Dice di vivere della vendita dei suoi quadri e ha mostrato assegni di mezzo milione. Ma a volte è costretto a ricorrere a prestiti. Ho visto tre suoi quadri, paesaggi (tra l’altro una chiesa dove si sono svolti i funerali di un suo fratello, e lo studio di Porta San Paolo). Non sono opere d’arte, lo stile è un po’ da cartoline tipo Ottocento, ma mostrano una buona conoscenza della tecnica della prospettiva. Non fa mistero di aver fatto parte della Decima Mas, anzi se ne vanta. Non ha mai fatto il nome di Borghese. Dice di essere stato in carcere (controllare se è stato condannato nel ’46 con Borghese, e per quali reati). Dice di essere nato a Torino, da famiglia vittoriose. Conosce Cilia da vecchia data e l’anno scorso gli ha fatto dono per la campagna elettorale di autoadesivi fluorescenti con la foto di Cilia. Che hanno appiccicato su tutte le insegne stradali.. Diceva di essere venuto a Ragusa per costruire un albergo di 250 stanze, con piscina su un terreno dell’avv. Schembari, agrario e fascista. Ma nella zona non si possono realizzare insediamenti turistici, e al comune nessuno da niente del progetto. Dice di avere litigato col figlio di questo Schembari, braccio destro di Cilia, tipo equivoco, perché quest’ultimo temeva che gli fregasse la moglie due mesi dopo il matrimonio, e questa vive a Gela). Dice che farà da padrino al nascituro figlio di Cilia (ma Cilia è separato dalla moglie). Dice anche che rimane a Ragusa perché gli stanno preparando una mostra di suoi quadri. Per la sera del delitto ha un alibi che regge: è stato in compagnia di persone insospettabili dal primo pomeriggio ininterrottamente fino alle 23, mentre il delitto sarebbe avvenuto tra le 19 e le 21. L’articolo su “L’Ora” di lunedì 6 lo ha mandato in bestia e si è mostrato, negli ultimi giorni, preoccupato. Dice che gira molto e che è un giorno qui e l’indomani in America. E’ sbruffone ma su certe cose si controlla. Non ha fatto cenno agli articoli, come non ha fatto il nome di Borghese. Questo quanto so fino a questo momento. Sto raccogliendo altre informazioni a Scicli e Vittoria. Penso che questo tizio sia implicato col traffico illecito di oggetti d’arte e pezzi archeologici, ma che abbia una funzione politica precisa nelle fila neofasciste.

Ciao, ciao, Giovanni Spampinato

 

 


Ragusa, 11 marzo 1972

 

Cara Angela, eccoci a noi. Ti dico subito di cosa ho bisogno e così poi possiamo passare ad altro. Compagni di Siracusa mi hanno fatto notare che il Quintavalle che è qui a Ragusa era forse implicato nel crack finanziario di Valerio Borghese. Ora penso che per voi a Roma non dovrebbe essere difficile avere sue notizie. Lui ha affermato che nella capitale faceva il professore di disegno o pittura in un istituto artistico (è riuscito a “’mpicari” qualche quadro anche qui). Ha un paio di figli, o forse più. Mi hanno detto di svolgere indagini qui e a Vittoria, perché forse è nativo delle nostre parti (lui afferma di essere marchigiano, fose di Ancona). Se so altre notizie (dati anagrafici, ecc.) ti telefono senza dare troppo nell’orecchio. Qui a Ragusa e Siracusa, i fascisti sono irritati e preoccupati. Cilia ha fatto cenno a una querela che suoi camerati avrebbero intenzione di fare perché ho detto che sono vicini ai trafficanti di droga. Una querela l’ha presentata il giudice Campria, per il caso Tumino (perché ho scritto che il figlio di un magistrato era sotto torchio). Come vedi va tutto bene. Con Giacomo si lavora alla perfezione, certo resta sempre il problema economico, il lavoro mi assorbe molto e rende poco. Ieri Nino G. mi ha accennato alla possibilità di una mia utilizzazione a Catania, sempre come collaboratore. Dovremmo parlarne con più precisione. Certo che, in un modo o nell’altro, debbo trovare una sistemazione che mi consenta un minimo di indipendenza economica. E questo, stando a Ragusa, non credo sia possibile. Tra l’altro, ho la ragazza che studia a Roma, e il fatto di vederci solo nelle feste crea problemi. Comunque, non so proprio cosa farò. In questi ultimi tempi, grazie al continuo impegno, sono piuttosto su di morale, ma a volte per lunghi periodi mi sento intrappolato e non vedo prospettive.

Ti scrivo queste cose anche perché tu mi hai spinto a farlo. E, dato che ci sono, ti chiedo un consiglio: secondo te cosa mi conviene fare, stare a Ragusa, andare a Catania o venire a Roma? Ma a Roma non saprei proprio cosa fare. Tu che dici?

Cara Angela, torniamo al lavoro. Forse mi sono buttato troppo a corpo morto su questa faccenda e può essere rischioso, perché è come camminare su un campo minato. Però credo che ne valga la pena perchè qualcosa sotto c’è e di non poco conto. E allora, tanto vale andare a fondo, per evitare di essere presi alla sprovvista.

A Roma come ti trovi? L’ultima volta che ci siamo visti a Palermo eri molto contenta di questo trasferimento. Contaci pure, se vengo a Roma ci sentiamo e ci vediamo e potremo parlare un po’. Dovrei iscrivermi all’albo, ma nessuno ancora mi ha saputo dire esattamente cosa debbo fare.

Ciao Giovanni Spampinato Via Salvatore, 230 97100 Ragura

 

Ultimora: Quintavalle è stato interrogato in relazione al caso Tumino. Sempre più emozionante!

 

da – Le inchieste.com 

 

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