Home > Rapporto Peri > Anni difficili – Rapporto Peri [III^ Parte]

Anni difficili – Rapporto Peri [III^ Parte]

12 dicembre 2006

Le circostanze anzidette dimostrano che un’unica potente organizzazione mafiosa, per la presenza di affiliati legati da stretti vincoli di parentela, facente capo al noto mafioso ZIZZO Salvatore ed a suoi altereghi, ha preso in appalto la realizzazione dei quattro sequestri in questione: due in Sicilia, in comuni viciniori di province limitrofe per ragioni tattiche (Salemi e Sciacca) uno a Milano-Lainate e un altro in Puglia (Gallipoli) poiché in ciascuno di essi figura, come riscontro probante ora – nel caso sequestro PERFETTI – la banconota trovata a MESSINA Nicolò (compagno di latitanza del Vannutelli, del Ferro e del Renda suddetti), ora la banconota trovata a GRAZIANI Giorgio che ha tentato l’espatrio – amico di Scaglione Girolamo da Alcamo e di Lena Fernando – caso sequestro CAMPISI – orea la presenza insolita a Salemi di ZIZZO Salvatore la mattina del 17/7/1975 (giorno in cui è stato consumato il sequestro CORLEO) presenza che inizia fin dal 7 precedente (a soli 7 giorni dal sequestro CAMPISI), ora la incriminazione, nel sequestro MARIANO, del MICELI Salvatore “alias Luciano Patti” nipote dello stesso ZIZZO e tutt’ora latitante.

Inoltre, come riscontro ricorrente sia nel sequestro del CAMPISI che in quello del MARIANO, che dimostra l’unicità dell’organizzazione, è da evidenziare che in entrambi i casi uno dei carcerieri è di accento “romano” mentre figura la presenza di un individuo con le braccia molto pelose sia nel sequestro del CORLEO che in quello del MARIANO.

Che tale potente organizzazione mafiosa perseguisse indirettamente dei fini che esulano dal mero conseguimento del prezzo del riscatto dei sequestrati, fini diversi perseguiti invece dai mandanti, è dimostrato dalla dichiarazione resa dal CAMPISI Nicola dopo la sua liberazione e cioè che ricevuta, dopo due giorni dalla sua cattura, la visita, nel cunicolo ove veniva tenuto segregato, di tre individui incappucciati e indossanti delle tute, di cui uno con accento “romano” e l’altro con accento settentrionale, costoro gli avevano precisato “di non essere dei comuni delinquenti” ma che “agivano per delle finalità non meglio precisate”.

Più esplicitamente la stessa ammissione nel caso del sequestro di MARIANO Luigi, era stata fatta, come anzidetto, dal MARTINESI Luigi allorquando al G.I. Dr. Morelli ha chiarito i fini dei sequestri decisi a Roma.

Circa la responsabilità di alcuni dei consociati nel sequestro di PERFETTI Egidio, consumato a Lainate il 13.1.1975 e del cui riscatto una banconota fu trovata in possesso di Messina Nicolò, si fa presente che ZIZZO Salvatore, MICELI Salvatore e GALEOTTI Antonio nato a Napoli il 17-1-1930, arrestati il 19-2-1973 a Napoli unitamente ad altri per associazione per delinquere e spaccio di stupefacenti, furono scarcerati in data 20/3/1975 dal G.I. di Napoli per decorrenza dei termini e assegnati alle seguenti dimore obbligate:

      ZIZZO Salvatore a Narcau (Cagliari)

      GALEOTTI Antonio ad Olzai (Nuoro)

      MICELI Salvatore ad Agius (Sassari) e, poi, a Tempio Pausania (SS) da dove si rese irreperibile tra il 28 ed il 29 luglio ’75.

Il MICELI, tratto in arresto dai carabinieri di Capua il 24/3/76 in esecuzione di mandato di cattura emesso il 12-8-1975 dal G.I. di Napoli per violazione degli obblighi, impostigli, veniva dimesso il 19-9-1976 dal carcere di S.Maria Capua Vetere con obbligo di dimorare a Colli al Volturno (Isernia). Dal 18-2-1977 al 23-2-77 è stato autorizzato a recarsi a Salemi ed in atto è irreperibile.

Pertanto, anche se alla data del sequestro di PERFETTI, lo ZIZZO ed il MICELI erano detenuti ed è difficile dimostrare contatti presi con altri mafiosi per l’organizzazione del sequestro predetto, il rinvenimento di una banconota proveniente dal riscatto del PERFETTI in possesso del MESSINA Nicolò induce a ritenere che quest’ultimo, in correità con VANNUTELLI Vito, residente a Sesto San Giovanni ed escarcerato a Milano il 24/9/74 per porto abusivo di armi, con FERRO Giuseppe, arrestati tutti e tre assieme il 20-8-1976 nella zona di Monreale e con il latitatnte RENDA Giuseppe, da Alcamo, datosi, nella circostanza dell’arresto, alla fuga (questi due ultimi imputati nel sequestro del CAMPISI) abbia partecipato al sequestro di PERFETTI a Lainate.

E chi poteva essere il tramite per la loro chiamata a Milano dal momento che lo ZIZZO ed il MICELI erano detenuti?

Con questa certezza il GULLO Vito, nipote dello ZIZZO, residente a Ponte Tresa (Varese) e che , come si ricorda, il MICELI Salvatore, fuggito da Tempio Pausania, era andato a trovare a Milano il 4 agosto, dopo aver ricevuto in Sardegna il 27 o 28 luglio precedente la visita di MARTINESI Antonio e Costantini GIANFRANCO, risultati anch’essi, poi, responsabili del sequestro MARIANO Luigi. Entrambi questi ultimi, in occasione della visita al MICELI a Tempio Pausania, gli avranno richiesto di svolgere le mansioni di telefonista e, infatti, la prima telefonata era pervenuta alla famiglia MARIANO il 29 luglio successivo.

Si può anche ipotizzare che da tramite, essendo lo ZIZZO Salvatore ed il MICELI Salvatore detenuti, abbia fatto l’altro nipote di ZIZZO, cioè Gullo Biagio, in rubrica generalizzato, in atto di soggiorno obbligato a Mombercelli (Asti) e residente a Stia (Arezzo) arrestato il 21/2/1976 a Ventimiglia dalla Questura di Imperia per ricettazione di carta di identità avuta a Milano, come egli disse, e falso in carta d’identità intestata a GAUDANO Biagio nato ad Agrigento l’1-1-1950.

Il GULLO Biagio veniva escarcerato il 22-4-76 e veniva inviato dalla Questura di Milano al soggiorno obbligato a Mombercelli, misura di prevenzione irrogatagli il 28-11-1974 dal Tribunale di Trapani per tre anni e scadente il 21-4-1979.

Perché mai il MICELI si reca il 4 agosto ’75 a Milano per incontrarsi, per sua stessa ammissione, con i cugini GULLO Vito e GULLO Biagio, in compagnia del MARTINESI Antonio e del COSTANTINI Gianfranco, già resisi responsabili il 23 luglio precedente del sequestro di MARIANO Luigi per cui, poi, entrambi questi ultimi vengono arrestati? Non a caso viene poi trovata una banconota proveniente dal sequestro PERFETTI in possesso di MESSINA Nicolò trovato, guarda caso, in compagnia di FERRO Giuseppe e RENDA Giuseppe, da Alcamo, latitanti colpiti da mandato di cattura per il sequestro di CAMPISI Nicola.

Questi tenui fili che collegano pregiudicati di paesi della stessa provincia di Trapani, nel caso MICELI i cugini GULLO Vito e Biagio trovati in collegamento con i due pugliesi MARTINESI Antonio e COSTANTINI Gianfranco implicati già in un sequestro di persona, nel caso di MESSINA Nicolò, trovato in possesso di una banconota del sequestro PERFETTI e sorpreso e arrestato in compagnia del FERRO e del RENDA, da Alcamo, implicati nel sequestro del CAMPISI, rappresentano le ramificazioni di una organizzazione mafiosa che ha operato in campo nazionale e di cui si sono evidenziate agli inquirenti le circostanze anziesposte che non sono affatto fortuite e che dimostrano, invece, la organicità della organizzazione stessa, la connessione delle parti di un tutto.

La strategia della tensione decisa a Roma nel marzo o aprile del 1975 dai suddetti gruppi eversivi con la programmazione di quattro sequestri di persona che sono da ritenere i suddetti, tre di essi consumati nel mese di luglio del 1975, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro – 1°, 17 e 23 luglio – e che culmina nel sequestro del MARIANO Luigi, a Gallipoli, il 23 luglio, è preceduta alcuni mesi prima, da un’altra strategia di tensione altrettanto finalizzata a creare sgomento, caos per mettere in dubbio la credibilità degli Organi dello Stato preposti a tutelare e garantire la sicurezza pubblica e per scardinare le Istituzioni democratiche.

Il regista di tanta scellerata farsa sceglie, come proscenio ove potere realizzare episodi di altrettanta scelleratezza, qui di seguito elencati, la città di Alcamo, ubicata a specchio rispetto alle località (Sciacca e Salemi) ove sarebbero stati, poi, consumati i due noti sequestri. Tale scelta viene fatta con razionale, quanto criminale, sottigliezza logistica e strategica. Non a caso le tre suddette località, per l’eminenza grigia dell’organizzazione, debbono interessare una medesima zona di questo estremo lembo della Sicilia occidentale: l’attenzione nazionale su fatti gravissimi, insoliti, doveva essere polarizzata, in sincrone unità di tempo, di luogo e di scopo, su una zona ristretta per ottenere il massimo effetto psicologico deprimente. Non si sarebbe ottenuto lo stesso effetto se i vari episodi delittuosi sottoelencati fossero stati consumati, sia pure in un breve arco di tempo, in varie regioni d’Italia ed in località alquanto distanti tra loro.

Il clima di tensione e di terrore creato in Alcamo, Comune di oltre 60 mila abitanti, vicino a Salemi, investe in primis, il mondo politico con gli omicidi del socialista PISCITELLO Antonino, consumato il 26-4-1975, di prima sera in pieno centro abitato, del democristiano GUARRASI Francesco Paolo, assessore ai lavori pubblici al Comune di Alcamo, consumato con agguato proditorio, la notte sul 28-5-1975 davanti la sua abitazione mentre la vittima rincasava, con una mancata strage in pieno centro abitato di Alcamo a seguito del rinvenimento, in quella via Copernico, di 14 candelotti di dinamite non esplosi per causa fortuita sebbene vi fosse stato appiccato il fuoco, la stessa notte dell’omicidio del PISCITELLO, dopo di essere stati collocati dietro un edificio in costruzione di comproprietà del predetto Guarrasi e dallo scrivente estratti, poi, con cautela da un sacchetto di plastica presso quel Comando della Polizia stradale ove un ragazzo ingenuamente li aveva portati.

Questo clima di terrore investe anche la sfera dei poteri dello Stato, a mo’ di sfida, con l’attentato, con raffiche di lupara, alla vita di due Carabinieri viaggianti di notte, verso le ore 2 del 22-6-75 su una autoradio in contrada Canalotto sulla comunale per Alcamo Marina, delitti questi rimasti sinora ad opera di ignoti mentre di certo vi è soltanto – a seguito di perizia balistica – che il PISCITELLO ed il GUARRASI sono stati uccisi con la stessa arma cal. 38.

Questo crescendo di delitti, di genere nuovo per la qualità delle vittime, consumati ad Alcamo nell’arco di meno di due mesi, culmina, a distanza di un mese, nel sequestro del CORLEO, nella vicina Salemi nel successivo mese di luglio (il 17) attuato con uno spiegamento di uomini e con uso di armi da guerra (mitra) tali da far pensare ad un colpo di mano “militare” mentre circa quindici giorni prima dello stesso sequestro, il 1° luglio, a Sciacca era stato sequestrato il CAMPISI.

Risultato psicologico: dopo tali delitti gli uomini politici di Alcamo la sera rincasano presto… tra il sorriso sardonico dell’uomo della strada, rinunziando alla passeggiata al Corso ed alla abituale chiacchierata in piazza Ciullo non certo soltanto… per obbedire alle mogli dotate di innato senso di veggenza.

Si instaura, con tali gravi delitti consumati a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, il vuoto dei poteri degli Organi dello Stato ai quali è demandata la tutela della sicurezza pubblica.

Inoltre tale situazione allarmante diventa gravissima allorquando la notte sul 28 gennaio successivo (1976) nella casermetta di Alcamo Marina, vengono uccisi, nel sonno, due Carabinieri dopo che il sistema di chiusura del portone della Caserma era stato forzato, nel cuore della notte, con la fiamma ossidrica.

Il gravissimo efferato delitto veniva scorperto da una pattuglia di scorta della P.S. alcuni minuti prima che, sulla statale 187, antistante la casermetta suddetta, transitasse l’onorevole Almirante verso le ore 8 di ritorno da Trapani.

Il VESCO Giuseppe, da Alcamo, gravemente indiziato di tale crimine, nelle prime battute del suo interrogatorio, prima della confessione, si dichiara “prigioniero politico”.

Risultato psicologico: l’allarme in tutti gli strati della popolazione di Alcamo è enorme, al massimo. I negozi di ferramenta ed i fabbri incrementano i loro incassi per la vendita di chiavistelli e la collocazione di sbarre metalliche per chiudere, la sera, con sicurezza dall’interno, porte, portoni e finestre delle loro abitazioni private onde scongiurare assalti notturni temuti nel cuore della notte, durante il sonno.

In relazione agli omicidi di PISCITELLO Antonino e GUARRASI Francesco Paolo, consumati al Alcamo rispettivamente il 26-4-1975 e 28-5-1975 con un’unica rivoltella calibro 38, si fa presente che la sera del 19-2-77 in Castelvetrano da personale di quel Commissariato sono stati sorpresi ed arrestati, a bordo di autovettura rubata, tre killers trovati in possesso di cinque rivoltelle calibro 38 ed un fucile a canne mozze e cioè: BONANNO Armando nato a Palermo il 12-8-1941, GAMBINO Giacomo nato a Palermo il 31-5-1941 e LEONE Giovanni nato a Mazara del Vallo l’1-6-1951.

I predetti, dei quali il BONANNO ed il GAMBINO fanno parte della mafia di Palermo, erano in compagnia di altri tre pregiudicati a bordo di altra auto, non potuta identificare, i quali, alla vista di una autoradio dei Carabinieri, lanciavano sulla strada un borsellino contenente numerose cartucce cal. 38 e si eclissavano.

Tutto il gruppo, con molta probabilità, era alla ricerca in Castelvetrano, per ucciderlo, del sorvegliato speciale CORDIO Ernesto Paolo, il quale in data 5-4-76, in contrada ciancio di Marsala, era rimasto ferito in un attentato in cui rimase ucciso il pregiudicato MESSINA Silvestro di Nicolò, nato a Campobello di Mazara il 18-4-1949 che viaggiava con lui sulla stessa auto e che era amico di tal “Nando”, come risulta da una conversazione telefonica intercettata dall’A.G. prima dei noti sequestri. Tale Nando potrebbe essere il LENA Fernando.

Trattandosi di killers che agiscono su mandato si rappresenta alla Procura della Repubblica di Trapani la necessità di disporre una perizia balistica tra le cinque rivoltelle calibro 38 e le ogive dei proiettili dello stesso calibro rinvenute e sequestrate sui cadaveri del PISCITELLO e del GUARRASI.

Per lo stesso motivo, si rappresenta, inoltre, alla Procura della Repubblica di Palermo l’opportunità di disporre analoga perizia tra le cinque rivoltelle e le ogive dei proiettili cal. 38 rinvenuti e sequestrati sui cadaveri del Procuratore Dr. SCAGLIONE e dello Agente di Custodia LO RUSSO, uccisi a Palermo il 5-5-1971.

Il CONCUTELLI Pier Luigi, che aveva l’obbligo di presentarsi ogni domenica alla Questura di Palermo, interrogato il 24-2-1977 a Volterra dal G.I. del Tribunale di Taranto Dr. MORELLI, ha dichiarato di aver ottenuto l’esonero da tale onere per i giorni 11 agosto e 18 agosto ’75, oralmente, dal Cancelliere del G.I. Dr. Chinnici del Tribunale di Palermo e da allora si rendeva irreperibile.

Tale irreperibilità va inquadrata in una necessità di libertà di movimenti del CONCUTELLI perché le trattative per il conseguimento del prezzo di riscatto del CAMPISI dyrano sino all’11 agosto ’75, giorno questo in cui avviene la consegna di 700 milioni, quelle del CORLEO durano sino al successivo mese di settembre senza alcun esito, mentre le trattative per il conseguimento del riscatto del MARIANO Luigi, pagato il 26 agosto ’75 nella quantità di £. 280 milioni, dei due miliardi richiesti inizialmente, durano sino al 9 settembre successivo cioè sino alla data della liberazione, protratta sino a tale giorno per l’estremo tentativo di ottenere tutti i 300 milioni richiesti.

E’ stato richiesto al G.I. di Firenze Dr. Corrieri copia del verbale di sequestro di tutte le armi trovate in possesso del CONCUTELLI all’atto del suo arresto avvenuto a Roma: tra esse vi è una rivoltella Smith-Wesson cal. 38 con il numero di matricola abraso e, per i gravi sospetti che scaturiscono da quanto supposto si rappresenta la necessità, alla Procura della Repubblica di Trapani, di disporre una perizia balistica comparativa tra detta arma e le ogive dei proiettili dello stesso calibro rinvenute sui cadaveri del PISCITELLO e del GUARRASI.

Analoga perizia si richiede alla Procura della Repubblica di Palermo tra l’arma anzidetta cal.38 e le ogive dei proiettili rinvenuti sui cadaveri del Procuratore Dr. SCAGLIONE e del suo autista LO RUSSO, duplice delitto consumato in pieno giorno il 5-5-1971.

Tale delitto fu il primo inteso come consumato contro il titolare di un Organo dello Stato cui è demandata l’attuazione del potere punitivo, per indebolirne la credibilità.

 

L’eversione della società costituita sulla base delle Istituzioni democratiche è iniziata con tale delitto ed è continuata, ad un anno preciso di distanza, con altro delitto purtroppo di strage.

Il 5-5-1972, verso le 22.30, si ebbe la tragedia di Montagna Grande (Montagna Longa ndr.) con la morte dei 118 (115 ndr)  passeggeri del DC 9 (DC 8 ndr).

Non è convincente per lo scrivente che sia un caso fortuito che proprio il 5 maggio del ’71 e del ’72 si verifichino rispettivamente un grave duplice omicidio per screditare l’autorità dello Stato ed un disastro aereo che getta nel lutto e nell’angoscia numerose famiglie generando giudizi perplessi sulla causa. Ci si pone il dilemma: attentato o disgrazia causata da improvviso guasto?

L’ipotesi dell’attentato è corroborata dalle seguenti circostanze obiettive:

         quella sera era l’ultimo giorno della campagna elettorale;

         parecchi cittadini di Carini, mentre erano in piazza a sentire l’ultimo comizio, insolitamente videro un aereo che sorvolava la zona e, come scrisse la stampa, già in fiamme;

         il pilota del DC 9 (DC 8 ndr), sorvolando Punta Raisi, diede la precedenza all’aereo proveniente da Catania ritardando, pertanto, di dieci minuti l’atterraggio;

         i cadaveri, secondo i medici legali, si presentavano disintegrati, cosa che non avviene, invece, a seguito di urti violenti;

         – non fu identificata la 118° (115° ndr) vittima.

Ammessa l’ipotesi che anche tale disastro, come la strage del treno “Italicus” ed altre stragi del Nord attribuite a trame eversive, come quella di Piazza della Loggia a Brescia nel giugno del 1974, di Piazza Fontana a Milano nel dicembre del 1969, sia un anello della “Strategia della tensione”, si deve ammettere che l’attentatore, in possesso di una carica esplosiva ad orologeria, non voleva di certo anche la sua morte ed approssimandosi il momento del contatto delle due lancette e, quindi, dell’esplosione, non si autodenunziò al personale di bordo per ovviare alla deflagrazione ed i dieci minuti di ritardo dell’atterraggio avrebbero fatto esplodere la carica a bordo. Ne discende che l’attentatore non avrebbe voluto anche la sua morte e forse nemmeno la strage perché ne sarebbe stato coinvolto; avrebbe voluto forse il danneggiamento dell’aereo già atterrato allorquando tutti i passeggeri, lui compreso, fossero già scesi a terra.

La distruzione dell’aereo in questione, già atterrato, abbandonato dai passeggeri, sicuramente attribuibile ad una carica esplosiva ad orologeria ad opera del criminale rimasto ignoto, non avrebbe forse discreditato lo Stato fondato su Istituzioni democratiche alla vigilia delle elezioni? Essendosi, invece verificato un evento diverso non voluto, tale scopo è stato parzialmente raggiunto soprattutto perché sembra essere ancora dubbia la causa di tale disastro.

In caso di avarie di strumenti di bordo il pilota avrebbe avuto anche dei secondi di tempo per segnalarle a terra al personale di assistenza al volo della torre di controllo e ne sarebbe rimasta traccia nella scatola nera. Invece nulla è stato detto dal pilota perché l’improvvisa deflagrazione non gli ha dato il tempo di farlo.

E’ da aggiungere che, essendosi verificato un evento diverso da quello voluto con la strage di oltre 100 persone, logicamente nessuna trama eversiva l’avrebbe rivendicato ed anche perché, trattandosi di vittime innocenti, non avrebbe conseguito consensi per discreditare lo Stato alla vigilia delle elezioni, anzi avrebbe conseguito una condanna generale. Tale episodio sarebbe stato, invece, sicuramente rivendicato, allo scopo suddetto, se fosse stato distrutto o danneggiato soltanto l’aereo una volta atterrato.

Si tenga ben d’occhio, che tale strage avviene qualche giorno prima delle elezioni perché altra strage di tre uomini, rappresentanti dello Stato, avviene l’8-6-76 a genova pure pochi giorni prima delle elezioni.

E se i 14 candelotti di dinamite rinvenuti nell’abitato di Alcamo il 27 aprile 1975 fossero esplosi non si sarebbe pure avuta una strage tra gli abitanti delle casupole basse e numerose, attigue alla via Copernico?

Ed un tale evento, tra l’omicidio del consigliere socialista PISCITELLO Antonino (26-4-75), quello dell’assessore comunale GUARRASI Francesco Paolo (28-5-75) ed il duplice tentato omicidio di du carabinieri (22-6-75) quale altra sensazione avrebbe determinato nella Nazione se non quella dell’impotenza dell’autorità dello Stato a garantire la sicurezza pubblica?

Non è questo il fine precipuo della “Strategia della tensione” atta a creare il vuoto attorno ai pubblici poteri, a discreditare lo Stato?

Tra le vittime del disastro aereo vi era il sost. Procuratore Generale presso la Corte D’Appello di Palermo Dr. ALCAMO Ignazio.

Un fatto è certo: che dopo l’uccisione del Procuratore SCAGLIONE, ne seguono altre tre uccisioni di Procuratori della Repubblica: quella ritenuta tragica del Sost. Procuratore Generale ALCAMO Ignazio con le modalità suesposte e che potrebbe ritenersi atipica, quella del Procuratore Generale di Genova COCO Francesco e dei due uomini di scorta – Brig. P.S. Saponara Giovanni ed App. CC. DEIANA Antioco alle ore 13.30 dell’8-6-1976 e quella proditoria, nel successivo mese di luglio, del Sostituto Procuratore Vittorio OCCORSIO, consumata con feroce accanimento, che raggiunge l’acme dell’eversione, a raffiche di mitra per avere la certezza della riuscita ed il pieno giorno.

Il altri periodi di tempo, Procuratori della Repubblica non ne sono mai stati uccisi.

Che due di dette uccisioni si verifichino puntualmente il 5 maggio del ’71 ed il 5 maggio del ’72 per i motivi suesposti fa propendere lo scrivente per la causa dolosa del disastro aereo di Montagna Longa. L’uomo criminale spesso agisce in coincidenza di date per fare affiorare, dopo il fatto, il “memento”. Lo dimostra anche la tentata strage, a mezzo di candelotti di dinamite, il 25 aprile decorso al cinema “Lo Po” di Catania. Ha un linguaggio convenzionale.

Finalità analoga a quella suesposta ha avuto l’omicidio del Sost. Procuratore di Roma Vittorio OCCORSIO, ucciso il 10-7-76, il quale, nell’applicazione delle leggi che reggono lo Stato attuale, nella veste di P.M. aveva rappresentato fedelmente e coraggiosamente il potere punitivo dello Stato contro tutti quegli imputati che le leggi avevano violato, specie nei processi a carico di golpisti di destra facenti capo al defunto Generale DE LORENZO ed al principe Junio BORGHESE.

Un’orda di criminali nostrani ha insanguinato, con i delitti suddetti, l’Italia patria dei più illustri geni dell’umanità.

Non si può credere che l’omicidio del Procuratore Generale di Genova Dr. COCO e dei due uomini della scorta sia stato consumato da elementi di quelle forze eversive che l’hanno poi rivendicato.

Si è voluto con questi omicidi, consumati alcuni giorni prima alle elezioni del 20-6-1976, colpire ulteriormente lo Stato dopo l’omicidio del Procuratore SCAGLIONE. E’ noto, infatti, che la Cassazione aveva assegnato al Procuratore Generale di Genova le indagini per l’omicidio del Procuratore Scaglione e del suo autista LO RUSSO ed è deducibile che si è voluto uccidereil Dr. COCO perché non proseguisse le indagini affidategli e che dallo stesso magistrato erano state approfondite con scambi di notizie col giudice OCCORSIO, a Roma.

Ed il bluff del colore politico degli esecutori che hanno rivendicato detto omicidio e quello dei due militari della scorta potrebbe ingannare ancora gli inquirenti se non si sapesse che il CONCUTELLI, come risulta dal relativo verbale di sequestro, era anche in possesso di una tessera di iscrizione al P.C.I., rilasciata al nome di CASTELLI, per mimetizzare il suo colore politico e sviare l’indirizzo delle indagini sui crimini da lui commessi.

Perché non è stato ucciso il Procuratore della Repubblica di una delle tante altre città di Italia? Perché a nessuno di essi erano state affidate le indagini sull’omicidio del Procuratore SCAGLIONE.

La storia insegna che in periodi di monarchia venivano uccisi i re o compiuti attentati contro di essi, espressione dell’assolutismo regio ed insegnerà, poi, che nell’attuale Repubblica Italiana basata su istituzioni democratiche, per discreditarle e sovvertirle sono stati uccisi diversi Procuratori della Repubblica, colpendo, così, lo Stato al cuore nei suoi Organi più rappresentativi.

Troppi Procuratori della Repubblica sono stati uccisi dal 1971 al 1976, mentre dal 1946 – anno di nascita della Repubblica – al 1971, invece nessuno.

Una particolare eversione avrà decretato questi omicidi tra i quali soltanto di quello in persona del magistrato Vittorio OCCORSIO è apparso chiaro il movente, noto a tutti.

Data la medesima qualifica rivestita delle vittime, il breve arco di tempo, in cui gli omicidi sono stati consumati, che non sia comune ad essi lo stesso movente del Giudice OCCORSIO?

E’ intuitivamente impossibile che a Genova ed a Roma, rispettivamente l’8-6-76 ed il 10-7-76, a cavallo delle elezioni del 20 giugno, vengano uccise due persone aventi la medesima qualifica di magistrati ad opera di trame eversive diverse. La trama eversiva che ha voluto l’uccisione dell’uno e dell’altro non può essere che la stessa, sia per la breve distanza da un omicidio all’altro, sia perché entrambi magistrati.

 

A completamento delle presenti indagini si chiede a codesta Procura della Repubblica di Marsala che sia disposta una perizia fonetica tra la voce del CONCUTELLI Pier Luigi, del LENA Fernando, e quella dell’ignoto interlocutore che, dopo il sequestro del CORLEO, ne chiedeva il riscatto con conversazioni durate sino al mese di settembre del ’75, intercettate e registrate. Analoga perizia si chiede che sia effettuata tra la voce del CONCUTELLI e del LENA e le conversazioni telefoniche registrate in occasione della richiesta del riscatto del sequestro CAMPISI nonche’ una perizia tra le conversazioni, pertinenti i riscatti, registrate in occasione di questi due sequestri allo scopo di stabilire se a telefonare fosse sempre la stessa persona, come si sospetta.

In relazione al verbale di interrogatorio di CAMPISI Nicola, allo scopo di identificare l’uomo piuttosto alto, di corporatura robusta, di 30 anni circa, che la mattina del 1° luglio ’75, a viso scoperto, allargando le braccia, lo fermò per sequestrarlo sulla strada statale Sciacca-Menfi, si chiede che lo stesso CAMPISI esegua una ricognizione di persona su CONCUTELLI Pier Luigi e su LENA Fernando ed anche allo scopo di accertare, dalla voce, se entrambi siano i due continentali, di cui uno “romano” e l’altro settentrionale che, dopo due giorni dal sequestro, presentatisi a lui incappuciati, nel cunicolo, in compagnia di un terzo individuo, gli dissero di “non essere delinquenti comuni e che agivano per finalità non meglio precisate”.

Si chiede, inoltre, che il CAMPISI Nicola esegua una ricognizione su FERRO Giuseppe, VANNUTELLI Vito, FILIPPI Giuseppe e su RENDA Giuseppe, quando questi sarà catturato, allo scopo di accertare se in essi egli riconosca, dalla voce, i due siciliani addetti al suo vettovagliamento, ne’ catanesi, ne’ palermitani e di estrazione contadina, di cui al suo verbale di interrogatorio.

Per confessione del MARTINESI Luigi, a Roma da un gruppo eversivo di destra non identificato, qualificato “Milizia Rivoluzionaria” ed i cui componenti non sono identificati, nei primi mesi del 1975 (perché il Martinesi non ha detto negli ultimi mesi del 1974? Forse per non includere il sequestro di PERFETTI Egidio, consumato il 13-1-75 e fruttato due miliardi) dopo riunioni che avvenivano nella capitale, erano stati programmati quattro sequestri di persona finalizzati al finanziamento del gruppo stesso.

Detti sequestri non possono essere che quelli anzielencati per le varie ragioni già esposte e se unico fu l’accordo per il raggiungimento di un fine politico eversivo comune, attribuita a tutti i consociati deve intendersi la compartecipazione ad una associazione a delinquere operante in campo nazionale ed internazionale in combutta con organizzazioni mafiose, mirante a cospirare contro lo Stato per la instaurazione violenta di una classe sociale sulle altre. Tutti i compartecipi a tale associazione a delinquere, costituita per la consumazione di delitti per realizzare il fine programmato, debbono rispondere degli stessi sequestri di persona anche se consumati in regioni diverse e attribuiti alla stessa associazione.

Mentre è noto che i consociati di Roma facevano capo al principe Junio BORGHESE, morto in Spagna nonché ad altri individui politici promotori, sui nomi dei quali il MARTINESI Luigi non ha voluto rispondere, emerge dalle indagini esperite con acutezza e perspicacia dal G.I. di Taranto Dr. Morelli, che l’esecuzione dei disegni eversivi, la realizzazione dei crimini atroci finalizzati era stata demandata al CONCUTELLI Pier Luigi il quale, rifacendosi forse alla filosofia del Nietzsche tanto cara al suddetto Martinesi, credeva forse di potere realizzare una selezione eugenetica e politica della Nazione italiana, attribuendosi un ruolo di irresponsabile demiurgo, non considerando la responsabilità dei suoi crimini nemmeno verso Dio, succube e preda di una atonia morale che valica i limiti dell’uomo e che assimila l’uomo alla belva.

Il sequestro di PERFETTI Egidio viene eseguito da tre individui: due lo aggrediscono mentre il terzo rimane alla guida dell’autovettura. Il PERFETTI riferisce poi che uno dei due che l’avevano aggredito aveva l’accento meridionale conferma sia la moglie del sindaco di Lainate, MAESTRONI Maria Egidia, alla quale il 14 gennail ’75 era stato richiesto, per telefono se avesse ricevuto la comunicazione della suddetta Maestroni.

Anche un nipote del PERFETTI Egidio, il 15 gennaio, sull’utenza n. 9370726 aveva ricevuto una comunicazione telefonica ed aveva confidato all’interlocutore che la MAESTRONI aveva riferito quanto appreso.

Anche le successive comunicazioni fatte dai malviventi sulle utenze telefoniche dell’avvocato NEGRI Clementi sono state intercettate e registrate.

Poiché, come noto, una banconota facente parte del riscatto del sequestro in questione è stata sequestrata a MESSINA Nicolò, arrestato unitamente a FERRO Giuseppe e VANNUTELLI Vito, entrambi allora colpiti da mandati di cattura per il sequestro di CAMPISI Nicola mentre RENDA Giuseppe è riuscito a fuggire, sorgendo gravi indizi a carico dei quattro in ordine a loro responsabilità nel sequestro di PERFETTI Egidio, è necessario che siano eseguite perizie fonetiche comparative tra le voci del FERRO, del VANNUTELLI, del RENDA, quando sarà catturato, non del MESSINA perché recentemente ucciso, e quella dell’ignoto interlocutore dal “dialetto meridionale” registrata in occasione delle telefonate ricevute da Perfetti Maria, dal nipote di costui e dall’avvocato Negri Clementi.

E’, inoltre, necessario che tutti e tre i suddetti pregiudicati sano sottoposti a ricognizione di persona da parte di CATTINI Angelina, dipendente della S.p.A. Perfetti, allo scopo di farle precisare se in uno di essi riconosca l’individuo da lei visto seduto su una vettura Fiat 124 alcuni minuti prima del sequestro, nelle adiacenze dello stabilimento.

Che i sequestratori fossero “meridionali” si deduce anche da quanto riferito dal PERFETTI Egidio e cioè che, durante la prigionia gli venivano dati, quali alimenti, arance e mandarini, e che uno di essi parlava un dialetto meridionale.

Inoltre, dimostrata la partecipazione nel sequestro di CAMPISI Nicola, di FERRO Giuseppe, FILIPPI Giuseppe, entrambi di Alcamo e di VANNUTELLI Vito, da Mazara del Vallo, già residente a Sesto San Giovanni, via Gioberti 26 presso una donna di facili costumi ed escarcerato a Milano il 24-9-74 per porto abusivo di armi consumato in correità del fratello Benito e di tal Marascia Paolo, tenuto presente che il sequestro è collegato con quello di CORLEO Luigi, da Salemi, ed entrambi i sequestri con l’altro di MARIANO Luigi, da Lecce, nel quale è imputato il latitante MICELI Salvatore, da Salemi, si deve ritenere che anche il sequestro di pERFETTI Egidio, consumato il 13 gennaio dello stesso anno 1975, sia collegato con gli altri tre, essendo stata rinvenuta una banconota da £. 50.000 in possesso, non fortuito, del MESSINA Nicolò, da Mazara del Vallo, nella circostanza del suo arresto, come noto, mentre era in compagnia dei latitanti FERRO Giuseppe, RENDA Giuseppe imputati, con FILIPPI Giuseppe, del sequestro di CAMPISI Nicola e di VANNUTELLI Vito, trovato pure in loro compagnia, imputato ora dell’omicidio di Messina Silvestro e del tentato omicidio di Cordio Ernesto Paolo.

Che la mente direttiva abbia preordinato e programmato, nello stesso mese di luglio del ’75, i tre suddetti sequestri di persona, è deducibile dal fatto che il MICELI Salvatore nell’agosto del ’75, il giorno 4, si è recato a Milano con MARTINESI Antonio ed ALOISI Marcello per incontrarsi con il cugino GULLO Vito residente a Ponte Tresa (Varese) come egli stesso ha dichiarato al G.I. Dr. Morelli del Tribunale di Taranto.

Categorie:Rapporto Peri Tag:
I commenti sono chiusi.