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Stragi in Sicilia – Un documento rivela…Quel patto oscuro tra mafia, servizi e P2 [di Michele Gambino – “Avvenimenti” 17 giugno 1992]

23 dicembre 2006

Mafiosi, massoni, terroristi neri, uomini dei servizi segreti. Nel 1977 un funzionario della questura di Trapani scoprì che tutti questi personaggi obbedivano ad una "centrale operativa" con progetti destabilizzanti. Il funzionario "pazzo" fu trasferito. Poi venne la "rete informativa" siciliana del SuperSismi, il servizio parallelo gestito dalla P2. Infine la scoperta del "Centro Scorpione", nato a Trapani nel 1987 da una costola di Gladio e utilizzato per scopi mai conosciuti. Dopo la strage di Capaci qualcuno vuole vederci chiaro sulle strutture clandestine dei Servizi in Sicilia. Ma c'e' il segreto di Stato…

    "Esiste una potente organizzazione dedita alla consumazione di sequestri di persona con richiesta di altissimi riscatti per fini eversivi. I mandanti sei sequestri vanno ricercati negli ambienti politici delle trame nere e in ambienti insospettabili; questa organizzazione si è servita e si serve delle non meno potenti organizzazioni mafiose siciliane e calabresi… Sequestri di persona, attentati, omicidi, tutto fa parte di una identica strategia intesa a determinare il caos scardinando i poteri di difesa dello Stato al fine di instaurare nuove condizioni di potere e di dominio".

    Un giornalista d'assalto? Un dietrologo? Il giudice Casson a una festa dell'Unità? No, a scrivere queste righe, nel lontano autunno del 1977 era un funzionario di polizia trapanese; il grigio, modesto vicequestore Giuseppe Peri, di 57 anni. Un rapporto di quaranta cartelle dattiloscritte, inviato alle procure di Trapani, Palermo, Torino, Milano. Un anno di lavoro silenzioso, dietro a fili esili ma consistenti. "Un sogno di mezz'estate" scrisse allora qualcuno. Ma viene da pensare che se quelle quaranta cartelle fossero state lette con attenzione e scrupolo forse una parte della storia d'Italia dovrebbe essere già riscritta. Esse anticipano infatti molte inchieste giudiziarie di questi anni, dall'esistenza di una struttura occulta paramilitare all'alleanza tra mafia, terrorismo e massoneria. Ed evocano le misteriose e incontrollate "reto informative" dei servizi segreti che hanno operato in Sicilia a partire dalla fine degli anni '70. Lo stesso periodo in cui la mafia alza la testa e inizia a "fare politica", vale a dire a eliminare sistematicamente uomini delle istituzioni, magistrati, investigatori, giornalisti: dal capo dell'ufficio istruzione Cesare Terranova fino a Giovanni Falcone (alla data di stampa dell'articolo non era ancora stato ucciso Borsellino – ndr). Peri  era partito da due sequestri di persona avvenuti nella provincia di Trapani nel 1975. Aveva trovato analogie con alcuni sequestri verificatisi a Milano e in Puglia. Era risalito ad una organizzazione in cui elementi della destra neofascista e della mafia si ritrovavano fianco a fianco. Aveva scoperto un campo di addestramento paramilitare nella zona di Trapani aveva trovato dei contatti tra questa organizzazione e i circoli di destra legati a Valerio Borghese.

    Per il vicequestore non si trattava soltanto di una alleanza criminale, ma di una nuova fase della strategia della tensione. Ne ebbe la certezza quando – secondo le sue indagini – l'organizzazione uccise in un agguato due carabinieri di Alcamo e poi tentò di accreditare la pista dell'estremismo rosso. A questa inedita alleanza Peri Attribuiva una lunga serie di azioni; fra le altre gli omicidi del procuratore di Palermo Scaglione, e del giudice Occorsio di roma, che proprio sui rapporti tra malavita, terrorismo nero e massoneria stava indagando. E tra gli uomini che si addestravano tra le vigne di Trapani – secondo quanto scoperto da Peri – c'era Pierluigi Concutelli, il killer "nero" del giudice Occorsio.

    Dal suo ufficietto trapanese Peri azzardò anche la descrizione di "Una centrale operativa, di cui fanno parte individui al di sopra di ogni sospetto inseriti nell'apparato statale ai vari livelli". E arrivò a ipotizzare che la sciagura del DC 8 schiantatosi su Montagna Longa il 5 maggio del 1972 fosse stata causata da un sabotaggio.

    Le reazioni al rapporto Peri furono violente. La procura di Trapani lo giudicò "fantasioso". Il Questore utilizzò i suoi contatti per chiedere il trasferimento del funzionario. Peri ricevette minacce. Chiese una scorta, ma arrivò prima il trasferimento a Palermo, in un ufficio da passacarte. nella città in cui aveva prestato servizio per quindici anni il funzionario lasciò la moglie e due figli. Ogni giorno faceva avanti e indietro, sei ore di macchina. Iniziò a fumare cento sigarette al giorno. La solidarietà dei colleghi finì per fargli pesare di più l'ingiustizia che stava subendo.

    Il vicequestore Giuseppe Peri morì due anni dopo il trasferimento, di infarto. non fece in tempo ad assistere al ritrovamento dei tabulati della P2, avvenuto nel 1981. Non seppe mai, quindi, che tra i massoni di Gelli c'erano due uomini che lo avevano fatto penare: Giuseppe Varchi, capo di gabinetto del questore di Trapani, responsabile del suo trasferimento, e Giuseppe Cassata, il magistrato che archiviò definitivamente il rapporto Peri.

    Non fece in tempo, Peri, nemmeno a conoscere gli sviluppi del finto sequestro di Michele Sindona, il finanziere siciliano, amico di Sindona e di Gelli, che venne in Sicilia protetto dalla mafia e da uomini del Dipartimento di Stato americano, negli stessi giorni in cui veniva ucciso a Palermo il capo dell'ufficio istruzione Cesare Terranova, ex deputato del Pci. Ne' fece in tempo, il vice questore di Trapani, a scoprire che in Sicilia la P2 aveva il suo nucleo più compatto e numericamente folto. O che proprio in Sicilia era stata costituita sempre alla fine degli anni '70 una "rete informativa" del Supersismi, un organismo illegale nato come una costola del Sismi allora pesantemente inquinato dalla P2. "Il Supersismi – sillegge nella requisitoria sulla strage di Bologna del 1980 – si avvaleva di numerosi agenti autonomi denominati "Agenti Z" che collaboravano secondo le varie specialità ed occupazioni della loro vita (ovviamente reclutati anche nell'amibiente della malavita)".

    Misteriosi agenti di un super servizio segreto clandestino e illegale che prende ordini dalla massoneria piduista e che collabora con la criminalità locale. Praticamente una copia carbone della struttura descritta qualche anno prima dal rapporto Peri. Padrino di questa struttura siciliana, su cui mai nessuno ha indagato, era il colonnello Nello Musimeci, catanese, iscritto alla P2, condannato dai giudici di Bologna per aver depistato le indagini sulla strage della stazione. Del Supersismi siciliano qualcuno si è ricordato dopo la morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca e degli agenti Montinari, Schifani e Di Cillo. A causa della valenza politica della strage, ma anche delle modalità dell'attentato: la "talpa" che avrebbe avvertito i killer sugli spostamenti di Falcone, l'uso "terroristico" dell'esplosivo, ma soprattutto l'abilità dimostrata dallo staff di attentatori nel bloccare per un paio d'ore le comunicazioni telefoniche e via radio nel raggio di una decina di chilometri intorno a Capaci. Un lavoro possibile solo grazie a una sofisticatissima attrezzatura, e a una capillare conoscenza della dislocazione delle centraline Sip nella zona. In una interpellanza presentata la scorsa settimana un gruppo di senatori del pds chiede di sapere "se possa ravvisarsi un nesso di continuità organizzativa tra il "Centro Scorpione" ed il nucleo creato in Sicilia negli anni '80 dal generale Musumeci. Tale nucleo, collegato ad una rete informatica, sarebbe stato destinato a "studiare operazioni particolari".

    Il centro "Scorpione" a cui fa riferimento l'interpellanza è una struttura tanto ufficiale quanto misteriosa: fu creata a Trapani nel 1987 ed è stata sciolta, almeno ufficialmente, dopo l'esplosione del caso Gladio. La "Scorpione" dipendeva dalla VII divisione del Sismi, la stessa che aveva in carico "operazione Gladio" e fu affiancata ad altri quattro Cas (Centro addestramento speciale) già esistenti: L'"Ariete" di Udine, L'"Orione" di Roma, Il "Libra" di Brescia, il "Pleiadi" di Asti. Spiega un documento – finora inedito – allegato alla relazione finale su "Operazione gladio" della Commissione Stragi: "Le funzioni del Cas si limitano inizialmente all'addestramento del personale esterno dell'operazione "Gladio" e alle connesse predisposizioni operative. Nel corso degli anni '80 questa attività viene modificata in seguito alla decisione di utilizzare uomini e strutture dell'organizzazione Gladio anche per scopi informativi. Inoltre, sempre nel corso degli anni '80, alla VII divisione vengono affidati compiti operativi da espletare nel caso di emergenze interne. Dal 1987, su iniziativa dell'allora capo della VII divisione Piacentini e con il benestare del direttore del Sismi ammiraglio Martini, fu deciso di attribuire alla struttura compiti informativi nell'ambito della lotta al terrorismo. Lo stesso Piacentini – conclude il documento – ha confermato tale circostanza, affermando inoltre che su tale attività non è mai stata prodotta documentazione scritta per motivi di sicurezza".

    Della "Scorpione" parlano tra mille reticenze e dimenticanze alcuni degli ufficiali del Sismi interrogati dai giudici di Padova e Roma che hanno indagato su Gladio: "Ogni centro a inizio anno aveva una propria assegnazione (di denaro ndr) – spiega al giudice di Padova Benedetto Roberti il tenente colonnello Luciano Piacentini -; di tutta l'assegnazione una minima era impegnata per sostegno di attività informative".

    I giudici di Padova cercano anche di capire se dei Cas facciano parte gli uomini della famigerata sezione "K" (che sta molto probabilmente per "Killer"), specializzata in quelle che la Cia definisce "Trash Operation", le operazioni sporche. Gente addestrata, secondo fonti dello stesso Sismi, "ad uccidere ed essere uccisa".

    Risponde il colonnello Piacentini: "Non in tutti i centri Cas c'era una persona del "K". In alcuni centri, siccome c'era da fare una certa attività, venivano immessi dei membri del "K". Ciò per fare attività speciali che presupponevano un addestramento speciale.

    Attenzione alle date: la "Scorpione" nasce nel 1987, quando i Cas hanno perso per strada le motivazioni anti invazione e sono state trasformate, con un vero e proprio colpo di mano dell'ammiraglio Martini, in strutture informative contro il terrorismo. Ma perchè l'unica nuova struttura Cas viene impiantata a Trapani, dove non ci sono certo emergenze terroristiche? Che fine fa il grosso delle "assegnazioni"? Quali sono le "attività speciali" di cui parla il colonnello Piacentini? Come vengono reclutati gli uomini? Che competenze hanno? E' possibile che alcuni di loro vengano dalla vecchia struttura massonico mafiosa messa presumibilmente in piedi da Musumeci anni prima? O addirittura dalla organizzazione così minuziosamente descritta dal vicequestore Peri nel 1977? Sono tutte domande senza risposta: le già scarne indagini sulle strutture Cas del Nord Italia, compiute dalla procura militare di Padova, non sono state replicate dalla magistratura trapanese, che affonda tra processi di mafia e carenze d'organico. E poi c'e' il segreto di Stato, opposto da molti degli ufficiali interrogati. La relazione finale della Commissione Stragi dedica ai Cas appena tre righe, frettolose e non tranquillizzanti: "Chi sapeva della istituzione dei cinque centri di Asti, Brescia, Udine, Roma, e Trapani? Chi sapeva della creazione della sezione addestramento speciale e della nascita del Gos o "nucleo K"?. Già, chi sapeva?

SCHEDA

C'era una volta la commissione stragi

    "Do you remember Gladio?" E' passato meno di un anno da quando i giornali dedicavano pagine e pagine alle strutture clandestine dello Stato, ai misteri d'Italia, alle deviazioni dei servizi segreti, alle loro coperture istituzionali. Poi su tutta la questione è calato il silenzio. Silenzio sulla relazione finale della Commissione Stragi. Interrogativa, inquietante, impotente. Silenzio sul lavoro della procura di Roma, dove il responsabile dell'ufficio, il dottor Ugo Giudiceandrea, è stato tenuto al suo posto a forza di proroghe mentre l'inchiesta scivolava sul pendìo del non luogo a procedere. Silenzio sull'inchiesta parallela avviata contro coloro – giornalisti, funzionari, politici – che invece di "operazione Gladio" si sono occupati con un minimo di curiosità e serietà.

    E accanto al silenzio, la raffinata arte dell'oblio: tra una crisi  di governo e una elezione del capo dello Stato il presidente del consiglio Giulio Andreotti si è dimenticato di tornare a riferire al parlamento sull'affare Gladio, come avrebbe dovuto. Ma soprattutto sembrano esservi una generale distrazione sulla scadenza del 30 luglio, giorno in cui la Commissione Stragi cesserà di esistere, a meno che non intervenga un decreto di proroga. Nessuno ne parla apertamente, ma c'e' chi pensa che il gruppo di lavoro presieduto nella passata legislatura dal repubblicano Libero Gualtieri non vada ricostituito. Ma perchè – sussurrano gli squali – continuare a tormentarsi su queste cose vecchie e tristi? In fondo in vent'anni le stragi hanno fatto meno morti di un mese di week end in autostrada. Intanto, il 30 ottobre, scadrà anche la proroga concessa dal governo (nonostante l'opposizione dell'ex presidente Cossiga)ai magistrati che indagano sulle stragi impunite. Archiviate le inchieste, chiusa la commissione, sulle stragi potremo mettere una bella pietra sopra. C'e' però ancora il tempo, se la sinistra lo vuole, di prendere di petto la questione, e non farla passare liscia ai Cossiga, agli Andreotti e ai loro amici e complici.

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