Home > Rassegna Stampa > L’aereo caduto nel ’72. Alla ribalta le rivelazioni di un ex estremista “nero”. Montagnalonga, sul DC 8 c’era una bomba? La sorella di una vittima: riaprite le indagini [di Laura Anello – Giornale di Sicilia – 6 maggio 2000]

L’aereo caduto nel ’72. Alla ribalta le rivelazioni di un ex estremista “nero”. Montagnalonga, sul DC 8 c’era una bomba? La sorella di una vittima: riaprite le indagini [di Laura Anello – Giornale di Sicilia – 6 maggio 2000]

23 dicembre 2006

    "Sono a tremila piedi su Punta Raisi, viro a destra, poi entro sulla 25 sinistra". Poi fu silenzio. Quel DC 8 proveniente da Roma che avrebbe dovuto atterrare intorno alle 10 di sera, finì schiantato sul costone di Montagnalonga, con il suo carico di 115 persone, 108 passeggeri (di cui 4 mai identificati) e sette componenti dell'equipaggio. Era il 5 maggio del 1972 – ieri ricorreva il ventottesimo anniversario – e la città visse uno dei più grandi lutti della sua storia recente. 

    Oggi la sorella di Angela Fais, la giornalista di 27 anni che morì nel disastro, chiede alla Procura di riaprire l'inchiesta su quello che – secondo le sentenze di primo grado e di appello – fu un incidente causato dal pilota. Accanto a lei ha chiamato altri parenti delle vittime, primi tra tutti quelli del giovane Roberto Pottino e del giudice Ignazio Alcamo, il quale fu indicato inizialmente come possibile obiettivo di un attentato. L'ipotesi di una bomba a bordo fu poi accantonata, ma ora i Fais chiedono che venga presa in considerazione in una nuova ottica: quella di un attentato terroristico-mafioso inquadrato nella strategia della tensione. Incubi di una sorella che non si è mai rassegnata?

    No, a giudicare dal documento su cui la famiglia basa l'istanza di riapertura dell'inchiesta: si tratta del rapporto stilato nel '77 dall'allora dirigente della squadra di polizia giudiziaria di Marsala, Giuseppe Peri. Il vicequestore, morto nell'82, indagava allora su quattro sequestri. Per questo acquisì le dichiarazioni di Luigi Martinesi, ex segretario dell'Msi di Brindisi, arrestato con l'accusa di fare parte di una frangia eversiva di destra. Fu lui a parlare di attentato a proposito di Montagnalonga: Peri gli credette, e inserì il disastro in una catena di undici fatti criminosi che avrebbero avuto un comune matrice terroristica. Ma non è tutto, perchè la famiglia punta il dito contro presunte leggerezze o omissioni dell'inchiesta di allora, che arrivò alle seguenti conclusioni: il pilota, ingannato dallo spostamento di un faro, ritenne di trovarsi sulla verticale di Punta Raisi, ma in realtà era sopra Monte Gradara, vicino a Partinico. "Nella scatola nera – dice Maria Fais – il nastro era strappato, l'associazione dei piloti, l'Anpac, chiese invano una perizia per sapere chi l'avesse sostituito. Non fu dato credito neppure ai risultati della ricognizione fatta dall'Anpac, secondo cui i rottami avrebbero assunto una posizione diversa, se le cose fossero andate come si diceva". Abbastanza, secondo la famiglia, per riaprire il caso. Non certo per lenire il dolore, aggravato da una fatalità: Angela avrebbe dovuto prendere il volo del pomeriggio, poi qualcosa la trattenne a Roma. Crudeli trappole del destino.

E IL DISASTRO DIVENTO' ROMANZO

Ha spulciato tra ritagli di giornali, carte dell'inchiesta e fascicoli ingialliti. Poi ha passato tutto il materiale al filtro dell'immaginazione. Così dal disastro di Montagna Longa è nato un romanzo, "Sogni d'acqua", edito da Sellerio. Una trama in cui il mistero dell'incidente si incentra sul personaggio di Ismaele, unico sopravvissuto. "La mia – precisa rebulla – non è una ricostruzione documentaria, ma un romanzo che si ispira a quella tragedia. Credo però, da scrittore e non da esperto, che la verità debba ancora essere scoperta".

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