Attacco al cuore dello stato [di Maurizio Macaluso - Quarto Potere]
Tra il 1975 ed il 1976 un'ondata di violenza investì il territorio di Alcamo. Due personaggi politici e due carabinieri caddero sotto i colpi di spietati sicari. Secondo Giuseppe Peri, i delitti furono opera di terroristi
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Ogni sera, prima di rientrare casa, gli uomini politici di Alcamo fanno una passeggiata al corso. Stringono mani, incontrano amici e simpatizzanti. Ai tavoli dei bar, nella piazza, tra un caffé ed un aperitivo, si stringono alleanze e talvolta si ordiscono complotti. Antonio Piscitello non rinunciava mai alla sua passeggiata al corso. Quarantacinque anni, sposato e padre di un figlio, indipendente di sinistra, era un politico assai noto ad Alcamo. La sera del 26 aprile del 1975 due sicari lo sorpresero uccidendolo con diversi colpi di pistola. Un delitto che sconvolse il territorio di Alcamo, in cui negli anni Settanta si verificarono numerosi omicidi ed attentati rimasti insoluti. L'uccisione dell'ex consigliere sarebbe maturata nell'ambito di una strategia della tensione ordita da gruppi di estrema destra con la complicità della mafia con il fine di destabilizzare il Paese ed impedire l'avanzata dei comunisti.
L'ipotesi è contenuta in un rapporto del commissario Giuseppe Peri che diresse in quegli anni il commissariato di Alcamo indagando su gravi fatti di sangue. Erano anni difficili. In diverse province della Sicilia erano avvenuti attentati terroristici. Alcamo era il crocevia di traffici illeciti in cui venivano stretti accordi ed alleanze ancora oggi poco chiari. Antonio Piscitello era molto conosciuto in città. Nel 1971 aveva fondato l'Unione Lavoratori Alcamesi. Presentatosi alle amministrative con una lista civica, era riuscito ad ottenere ampi consensi approdando in consiglio.
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