Giovanni Spampinato [Tratto da "Gli Insabbiati" di Luciano Mirone] 1° Parte
La testa di Giuseppe Spampinato ha pochi capelli bianchi ed è accarezzata da un tiepido raggio di sole; le sue mani “disegnano” nell’aria espressioni e gesti ripetuti chissà quante volte. E’ un uomo mite e di bassa statura, tutto d’un pezzo, sorretto da un filo di voce attraverso il quale ti parla delle lotte contadine e antifasciste fatte a San Michele di Ganzaria, suo paese natio in provincia di Catania, e della valorosa resistenza in Dalmazia condotta come maggiore dei partigiani: “nella mia vita ho visto di tutto, guerre, torture, uccisioni, ma la morte di Giovanni è come se mi avesse strappato il cuore. Dopo il suo assassinio sono entrato in coma. Poi lentamente, grazie anche a mia moglie, ho ripreso a vivere. Ma la vita, da quel giorno, non è stata più la stessa” (Continua)




